Sabato, 08 Agosto 2020
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L'INCHIESTA

'Ndrangheta in Veneto, il processo al clan Bolognino si sdoppia a Padova e Venezia

Il processo per la 'ndrangheta in Veneto, si spacca a metà. Il collegio chiamato a giudicare le minacce e le estorsioni di stampo mafioso commesse dal clan Bolognino legato alla cosca Grande Aracri, e i connessi reati di riciclaggio e false fatturazioni che hanno coinvolto imprenditori di Padova, Treviso e Venezia, ha dichiarato l'incompetenza territoriale per parte dei capi di imputazione contestati.

Di fatto a Padova restano i reati di associazione mafiosa, a Venezia invece vengono trasferiti quelli di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e alle false fatture. A Padova verranno giudicati Sergio Bolognino di Locri, Antonio Carvelli di Crotone, Luca De Zanetti di Vigonza (Padova), Antonio Gnesotto di Treviso, Emanuel Levorato di Vigonza, Antonio Genesio Mangone di Cosenza, Stefano Marzano di Locri, Patrizia Orlando di Tezze sul Brenta (Vicenza).

Trasferite alla procura di Venezia per una nuova notifica di conclusione indagini, le posizioni di Andrea Biasion di Campagna Lupia (Venezia), Sergio Bolognino (per i reati di riciclaggio contestati), Ferdinando Carraro di Riese Pio X (Treviso), Renata Muzzati di Piove di Sacco, Leonardo Nardella di Cosenza, Walter Zangari di Crotone. A sollevare l’eccezione decisiva per il trasferimento di parte degli imputati a Venezia è stato l’avvocato Domenico Riposati di Conegliano che difende l’imprenditore Ferdinando Carraro.

A partire da lunedì 13 luglio prenderà il via un nuovo processo, sempre legato alla 'ndrangheta e sempre inerente al medesimo procedimento che vede oggi imputato il clan Bolognino. Si tratta delle udienze per rito abbreviato richieste da 31 imputati che già lo scorso anno avevano scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Anche questo secondo procedimento muove agli imputati le accuse di associazione mafiosa, manaccia, estorsione, riciclaggio e false fatture.

Intanto oggi in aula, come teste dell’accusa, ha parlato Adriano Biasion, piovese ai domiciliari, imputato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel procedimento in abbreviato. Biasion, testimone dell’accusa sostenuta dal pm Paola Tonini, ha ricostruito il suo primo incontro con Sergio Bolognino, avvenuto nel 2006 in occasione della realizzazione di una seria di appartamenti a Carmignano di Brenta.

«Bolognino lavorava per me, ma a un certo punto non sono più riuscito a pagarlo, con lui avevo un debito di 140mila euro». I guai, riporta Biasion in aula, sarebbero avvenuti nel 2011: «un imprenditore mio amico, che poi si è suicidato anche a causa della sua rovina finanziaria, mi aveva detto di stare attento a Sergio, perché era uno che in un modo o nell’altro i soldi li otteneva. Ha cominciato a venire a casa mia, voleva quei soldi, li pretendeva da un giorno all’altro, avevo paura di lui».

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