Venerdì, 10 Luglio 2020
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Vibo, in aumento la raccolta di sangue nel territorio provinciale: marzo-aprile +12%

12% in più nei mesi di marzo e aprile: questa la percentuale relativa alla raccolta di sangue nel territorio provinciale. La Presidente dell’Avis Provinciale di Vibo Valentia, Caterina Forelli, esprime grande soddisfazione per i risultati ottenuti grazie all’impegno delle Avis comunali che hanno risposto immediatamente all’appello della metà del mese di marzo del Presidente di Avis Nazionale, Giampietro Briola, dal Direttore del Centro Nazionale sangue, Liumbruno, e ancora dal Presidente del Consiglio, dal direttore dell’Istituto Superiore della Sanità, dal capo della Protezione civile, e ancora molti altri.

In piena crisi coronavirus, molte sedi dove si svolge attività di questo prezioso farmaco che è il sangue, soprattutto nelle regioni del nord, erano rimaste chiuse a causa della diffusione del contagio, ma era rimasta, in tutta la sua importanza, la necessità di 1800 sacche di sangue al giorno per garantire terapie salvavita. La risposta dei donatori e dei volontari non si è fatta aspettare. Seguendo le direttive provenienti dal CNS e dal coordinamento delle strutture regionali poter svolgere l’attività di raccolta in piena sicurezza, è stata garantita non solo la programmazione, ma sono state organizzate dai presidenti delle Avis del territorio raccolte straordinarie, come straordinaria è stata la riposta di centinaia di cittadini che, superando il timore iniziale, non hanno fatto mancare quel gesto di solidarietà che caratterizza la donazione del sangue come “volontaria, periodica, associata, gratuita, anonima e consapevole”.

Distanziamento, prenotazione telefonica, dispositivi di protezione individuale, oltre naturalmente ad una sanificazione sempre garantita dei locali dove si svolge la donazione, sono state le misure che hanno consentito di svolgere in sicurezza l’attività di raccolta. In un momento in cui sarebbe stato forse più facile chiudersi in casa, l’ Avis ha continuato nella propria azione, “sostenendo i bisogni di salute dei cittadini favorendo il raggiungimento dell’autosufficienza di sangue e dei suoi derivati a livello nazionale, dei massimi livelli di sicurezza trasfusionale possibili e la promozione per il buon utilizzo del sangue e dei plasmaderivati. Tutelando il diritto alla salute dei donatori e di coloro che hanno necessità di essere sottoposti a terapia trasfusionale”.

Tantissimi i giovani alla prima donazione, spinti da un sentimento di solidarietà verso chi i più bisognosi, tantissimi i donatori fidelizzati, ma anche tanti donatori che avevano smesso da qualche anno di donare, sono riusciti nel grande obiettivo di non far mancare quella sacca di sangue che fa la differenza tra la vita e la morte. Un sistema, quello Italiano, unico al mondo, perché sistema in rete efficace, garante della qualità e sicurezza della trasfusione e sostenibile, basato sulla donazione volontaria, anonima, responsabile, non remunerata.

Un’eccellenza, soprattutto considerando che il suo motore propulsivo sono le associazioni di volontariato accreditate con il Ssn. Un unicum nel panorama mondiale. In Italia, a differenza di altri Paesi, Usa in primis, grazie alla donazione volontaria, non remunerata e periodica di oltre 1,7 milioni di donatori, viene l’autosufficienza di sangue al 100% e viene assicurata la produzione di più di un milione di chili di plasma, l’80% dei quali vengono inviati all’industria per produrre medicinali salvavita plasma derivati, fondamentali per una serie di patologie, dall’emofilia ad alcune immunodeficienze.

Tra obiettivi raggiunti, come l’autosufficienza sangue, e quelli da conquistare come l’indipendenza dal mercato internazionale del plasma, il modello italiano, basato sulla donazione volontaria, anonima, non remunerata, si rivela un punto di riferimento mondiale. Tant’è che Roma avrebbe dovuto ospitare quest’anno, il 14 giugno il World Blood Donor Day. La sfida ora è quella di allargare la base dei donatori tra i giovani, e continuare a garantire il sangue necessario, anche in vista della ripresa pieno regime dell’attività sanitaria, e in primis quella operatoria.

Tra gli obiettivi da raggiungere la ripresa della donazione del plasma, non appena riaprirà il Centro Trasfusionale di Vibo Valentia, chiuso dal maggio del 2017. Il plasma è ciò che permette al sangue di fluire. E’ un liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutto il corpo: globuli rossi che portano l’ossigeno, globuli bianchi che combattono le malattie e aiutano ferite e lesioni a guarire e piastrine che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue.

Ed è anche la materia prima per l’ottenimento di proteine che possono essere trasformate in farmaci in grado di migliorare la qualità della vita
Oggi si sente parlare molto di plasma, soprattutto di plasma iperimmune, che è il plasma dei pazienti che sono guariti dal Covid-19. Si chiama così per via degli anticorpi sviluppati durante il periodo di contagio del virus. Possono donarlo solo coloro che hanno un livello elevato di anticorpi specifici utili a debellare il Coronavirus.

Avis non decide chi può o chi deve donare il plasma. L’associazione può fare da supporto informativo o da filtro nel raccogliere le richieste e le domande dei potenziali donatori. La sperimentazione con il plasma iperimmune viene avviata sulla base di protocolli decisi dalle singole Regioni. Anche la Regione Calabria ha autorizzato un protocollo di studio per valutare l’efficacia e la sicurezza del trattamento con plasma iperimmune in pazienti con infezione Covid-19 .

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