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Evasione fiscale, in 26 rischiano il processo a Crotone per l'inchiesta Ciclope: nomi

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Approda in udienza preliminare il procedimento scaturito dall’inchiesta “Ciclope” coordinata dalla Procura di Crotone su una presunta organizzazione che avrebbe evaso al Fisco imposte per oltre cinque milioni di euro. Sotto accusa sono finite ventisei persone, alle quali gli inquirenti contestano a vario titolo i reati di associazione a delinquere, frode fiscale, evasione delle imposte, false fatturazioni, riciclaggio e denaro accumulato illegalmente.

Tutti loro dovranno comparire il 24 giugno davanti al gup Romina Rizzo. L’inchiesta, emersa il 26 aprile del 2018 con l’esecuzione di diciassette misure cautelari e il sequestro di beni per un valore di dodici milioni di euro tra le province di Crotone e Verona, ha fatto luce sull’esistenza di una presunta associazione criminale che avrebbe messo a segno frodi fiscali, evaso le tasse (nello specifico per 5milioni e 600mila euro tra Ires, Iva e Irap) e riciclato il denaro accumulato illecitamente.

Al vertice del sodalizio ci sarebbe stato Antonio Aversa De Fazio, un imprenditore di Melissa che molti anni fa si è trasferito a Belfiore (Verona), dove ha intrapreso una fiorente attività nel settore del commercio di inerti e dell’autotrasporto.  Per gli investigatori, sarebbe stato lui a «costituire, promuovere e organizzare l’associazione», mantenendo forti legami col territorio d’origine e affidandosi ad Alfredo Minervino per reclutare sodali utili alla causa.

Per gli investigatori, gli illeciti si sarebbero consumati in tre fasi. Aversa De Fazio, in qualità di rappresentante legale e amministratore della Euro inerti srl, Aversa srl, Autotrasporti Aversa De Fazio srl e Adf srl, avrebbe affidato a Minervino il compito di predisporre «false fatture da far emettere nei confronti delle sue società per aumentare fittiziamente i costi e creare un indebito credito Iva». Per fare ciò, è la tesi accusatoria, Minervino avrebbe «creato società “cartiere” intestate a se stesso o a soggetti compiacenti, alle quali far emettere fatture per operazioni inesistenti». Infine, «una volta ricevuti i pagamenti per le false fatture, il denaro sarebbe stato fatto sparire mediante prelevamenti per cassa, bonifici o assegni da parte di soggetti riciclatori su disposizione del Minervino».

Rischiano il processo: Antonio Aversa De Fazio (58 anni,di Melissa), Domenico Arena (51, Cutro), Rocco Arena (49, Cutro), Giuseppe Giglio (53, Crotone), Sergio Lonetti (41, Melissa), Eligio  Lovece (42, Santa Severina), Pasquale Macrì (50, Crotone), Francesco Maggiore (51, Cutro), Giuseppe Maiolo (41, Isola Capo Rizzuto), Andrea Martino (36, Crotone), Giuseppe Martino (42, Cutro), Ferdinando Menzà (52, Cutro), Vincenzo Migale (43, Cutro), Alfredo Minvervino (60, Cutro), Franco Muto Caterisano (42, Crotone), Salvatore Nicastro (49, Isola Capo Rizzuto), Giovanni Pizzimenti (32, Isola Capo Rizzuto), Giuseppe Pizzimenti (42, Isola Capo Rizzuto), Pasquale Scida (38, Crotone), Raffaele Tucci (43, Crotone), Leonardo Villirillo (53, Crotone), Vincenzo Aversa De Fazio (30, Crotone), Donato Agostino Clausi (48, Crotone), Pietro Lerose (33, Cutro), Antonio Giglio (42, Crotone) e infine Daniela Nicastro (38, Isola Capo Rizzuto). Tra i difensori degli indagati figurano Salvatore Rossi, Luigi Villirirlli, Gianni Russano, Gaetano Liperoti, Silvia Leto, Fabrizio Salviati, Nicola Colacino e Marcello Bombardieri.

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