Sabato, 19 Settembre 2020
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L'INCHIESTA

Sentenze "aggiustate" a Catanzaro, l'ombra della loggia deviata nelle confidenze di Petrini

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Una loggia deviata. Divenuta punto di congiunzione di molteplici interessi e luogo d'incontro tra professionisti con ruoli differenti ma complementari. Una loggia fuori dalle istituzioni massoniche tradizionali e nella quale potrebbe esser stato cooptato il giudice Marco Petrini. E proprio il magistrato, ora sospeso dal servizio e indagato per corruzione in atti giudiziari, si sarebbe lasciato sfuggire qualcosa su questa “struttura” capace di operare sull'asse Catanzaro, Cosenza e Castrovillari. Come? Facendo qualche confidenza ad alta voce sulla sua adesione prima di essere arrestato dai magistrati della procura di Salerno. Confidenze rese ad amici e magari legate alle dichiarazioni dei pentiti comparse in alcune inchieste condotte dalla Dda di Catanzaro negli ultimi due anni.

Oggi Petrini, però, ha scelto di collaborare pienamente con i pm Luca Masini e Vincenzo Senatore, i due magistrati che con dedizione, coraggio e rigore si stanno occupando del sistema corruttivo messo in piedi nel capoluogo di regione.

Un sistema del quale l'ex presidente della Corte di assise era parte integrante. I finanzieri l'hanno ripreso mentre riceveva impunemente somme di denaro e regalie proprio nei suoi uffici sia penali che tributari.

Petrini, infatti, non si occupava solo di cause per omicidio, ma pure di vertenze tributarie e di procedimenti relativi al sequestro e alla confisca di beni “sospetti”. Dalle sue mani passava di tutto.

Scoperto e arrestato, il magistrato ha deciso di parlare. E, probabilmente, lo sta facendo fino in fondo. L'ultima volta è stato interrogato sabato 29 febbraio per più di dieci ore. Ad assisterlo, gli avvocati Francesco Calderaro di Castrovillari e Agostino Di Caro di Salerno. I verbali sono stati secretati: un provvedimento che la magistratura in genere assume solo quando le vicende narrate sono talmente delicate e gravi da meritare una riservatezza assoluta. E cosa vi può essere di più grave del coinvolgimento di magistrati, procuratori, avvocati, commercialisti nella gestione per così dire anomala delle questioni giudiziarie. Ancor più se sullo sfondo s'intravede pure l'ombra di una loggia “coperta”, operante cioè in palese violazione della famosa Legge Anselmi, approvata dal nostro Parlamento dopo lo scandalo della Loggia Propaganda Due.

Già, la “P2”: guidata dal commendatore Licio Gelli e piena di uomini delle Istituzioni di altissimo livello (magistrati compresi). Una loggia scoperta da Giuliano Turone e Gherardo Colombo, due pubblici ministeri scevri da timori reverenziali verso il potere, che agirono assistiti da un manipolo di straordinari investigatori della Guardia di Finanza.

Se, dunque, Petrini aveva già fatto cenno in passato a qualcuno della propria appartenenza a una conventicola di massoni “riservati”, non potrà che averne parlato pure con i togati di Salerno. Ha ammesso l'adesione? Ottenerne conferma è impossibile. La comprensibile secretazione degli atti impedisce qualsiasi interlocuzione anche con gli avvocati Calderaro e Di Caro, usciti a quanto pare “provati” dall'ultimo interrogatorio sostenuto dal loro assistito “eccellente”. Intercettazioni, confessioni di pentiti, ammissioni di colpa di un magistrato: una “tempesta perfetta” sembra stia investendo il Distretto di Catanzaro.

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