Martedì, 22 Settembre 2020
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LE INTERCETTAZIONI

«Mio figlio sbirro? Piuttosto l'ammazzo»: la "legge" di uno degli arrestati a Sant'Eufemia

Destini segnati, strade già scelte. Quelle sbagliate, imposte dai padri o percorse perché non ci sono alternative. Nelle pieghe dell'operazione “Eyphèmos” c'è anche spazio per un ragionamento che fa rabbrividire: «Mio figlio delinquente deve uscire... non deve crescere sbirro». Ne è convinto Giuseppe Speranza, tanto da litigare con l'anziana nonna della moglie che aveva appena espresso ammirazione per i Carabinieri, «avendo fra l'altro - appuntano gli inquirenti che intercettano la conversazione - dei nipoti arruolati».

Per il figlio, dunque, Speranza - fedele sodale del presunto capobastone Domenico Laurendi - aveva già programmato una vita da delinquente. E lo conferma chiaramente a Laurendi durante una cena, il 9 agosto 2018: «Ma questa vecchia, mi ha detto che a lei i Carabinieri gli piacciono... Oh, sull'anima... stavamo mangiando, mi è preso un nervoso... gli ho detto io: “Messi in una camera a gas tutti gli sbirri!”, gli ho detto io. E... e non - gli ho detto io - imparate una cosa del genere a mio figlio... che mio figlio - gli ho detto io - delinquente deve uscire e non... che deve crescere sbirro! Se deve crescere... delinquente! Delinquente, gli ho detto io... che sbirro non lo voglio sicuro! Che lo ammazzo. Alla fine ci siamo litigati...».

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