Venerdì, 13 Dicembre 2019
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E' DI COSENZA

Annatonia Bevilacqua, l'unica pentita della mafia nomade

di
'ndrangheta, mafia, pentita, Annatonia Bevilacqua, Cosenza, Calabria, Cronaca
Procura di Catanzaro

La pentita: odiata, maledetta e inseguita dalla morte. Annatonia Bevilacqua è l'unica donna proveniente dalla criminalità nomade ad aver scelto, in Calabria, di collaborare con la giustizia tradendo parenti, amici e comari. Annatonia è di Cosenza e stamattina ha deposto come teste di accusa nel processo istruito per far luce su una strage.

Un agguato compiuto nell'ottobre del 2000 nel popoloso quartiere di via Popilia dal fratello, Franco, all'epoca capo degli “zingari”. Sotto il crepitio dei kalashnikov e delle pistole semiautomatiche calibro 9 caddero in quella sera di autunno Benito Aldo Chiodo, uomo legato alla vecchia 'ndrangheta e Francesco Tucci, che si trovava in sua compagnia; riuscì invece a salvarsi, ma rimase ferito ad una mano, Mario Trinni, residente nella zona,

Annatonia, addentra agli “affari” del germano pluriomicida, trafficante di droga e capo di una “batteria” specializzata negli assalti ai furgoni portavalori, è l'unica “signora” ad aver rotto il vincolo di omertà offrendo in questi anni una testimonianza femminile dall'interno della mafia nomade. Patti, legami, accordi, obiettivi: la pentita descrive un quadro datato ma significativo conosciuto da vicino e ampiamente sperimentato per via del ruolo svolto dal fratello che è peraltro stato condannato con sentenza definitiva per il duplice omicidio di 19 anni fa. La deposizione della Bevilacqua servirà al pm distrettuale Camillo Falvo per illustrare alla Corte di Assise di Cosenza quali siano le dinamiche che condizionano le azioni e l'operato di questa “seconda mafia” regionale. Una “mafia” nella quale i cognomi sono sempre gli stessi e le code parentali lunghe come quelle dei vecchi “patriziati” dell'onorata società.

Una “mafia” che ha pure un suo linguaggio, uno slang frutto della commistione tra il gergale parlato in casa e il dialetto dell'area settentrionale della Calabria. Una criminalità organizzata strisciante, pericolosa, armata fino ai denti, costituita su base strettamente familiare, difficile da penetrare che gestisce il traffico di droga e le estorsioni non solo nel capoluogo di provincia ma pure nella ricchissima zona ionica: Cassano, Sibari, Trebisacce, Villapiana, Corigliano Rossano spingendosi poi fino a Castrovillari e Altomonte. I collaboratori di giustizia sono pochissimi e tra loro non c'è nessuna donna tranne Annatonia che, probabilmente, non aveva altra scelta che “cantare” per scampare a una brutta fine. Oggi sarà in aula per dire tutto quello che sa.

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