Lunedì, 18 Novembre 2019
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L'ALLARME

Ambiente, Italia Nostra: "No al taglio di 30 ettari di bosco in Calabria"

Trenta ettari di bosco di alto fusto, in prevalenza faggio, nella zona dell’Appennino Paolano rischiano di essere cancellati con possibili ripercussioni sulla conservazione del paesaggio e la tenuta idrogeologica di quei luoghi. È l’allarme lanciato da Italia Nostra che segnala operazioni di taglio per la vendita della massa legnosa decise dai Comuni di Paola e di Fuscaldo.

«Dopo aver appreso che il Comune di Paola - è detto in una nota congiunta di Teresa Liguori, vicepresidente dell’associazione, e di Angelo Malatacca e Domenico Maio, di Italia Nostra Calabria - si appresta a cancellare con una
operazione di taglio ben 22 ettari di bosco in località 'Cozzo Cervello', in cambio di un ricavato di 54 mila euro, il Comune di Fuscaldo si accoda, anch’esso con l’idea di fare cassa, vendendo un lotto di 8 ettari in località 'Canneto Serra della Monaca' per poco meno di 45 mila euro. Queste vicende impongono una riflessione circa le politiche ambientali espresse dagli amministratori locali in Calabria negli ultimi decenni».

Gli esponenti di Italia Nostra ricordano che l’area interessata è quella compresa nel perimetro individuato dal Parco naturale regionale di Monte Caloria e della catena costiera per il quale l’11 luglio del 2013 la Giunta regionale della Calabria licenziò una proposta di legge mai esaminata e approvata dal Consiglio regionale e quindi fatta decadere. Una proposta ripresentata nel 2013 dal consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea ma poi ritirata a distanza di qualche mese.

«Morale della favola: il Parco è fermo ai blocchi di partenza - sostengono i rappresentanti di Italia Nostra - e intanto i boschi si tagliano a tutto spiano per fare cassa. Dai Comuni interessati si affrettano a dire che i ricavi verranno spesi per la manutenzione dei boschi, ma quanti fondi saranno effettivamente spesi sul terreno? Mentre nessuno sembra curarsi di mettere in conto la perdita di servizi ecosistemici del territorio, i Comuni depauperano per 'trenta denari' risorse fondamentali per la resilienza climatica e idrogeologica della Calabria».

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