Lunedì, 11 Novembre 2019
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L'INCHIESTA

Droga, il “consorzio” dei narcos diventato socio delle 'ndrine

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Colombia, Brasile, Africa Occidentale: la 'ndrangheta gestisce l'immenso traffico di cocaina seguendo più linee di contatto per gli approvvigionamenti e scegliendo per il trasferimento dei carichi rotte sempre diverse.

Il Brasile, secondo quanto emerge dalle indagini condotte dalle procure distrettuali di Catanzaro , Reggio Calabria e Torino riesce a garantire l'imbarco di enormi partite di stupefacente dal porto di Santos, il più grande del Paese, nel quale solo nel 2018 sono state sequestrate 22 tonnellate di polvere bianca. È da quelle banchine che la maggiore organizzazione criminale della nazione, il Primeiro Comando da Capital, gestisce l'invio della “roba” in Europa in accordo con gli emissari della mafia calabrese.

E non può apparire casuale che nell'enorme stato ora governato da Jair Bolsonaro sia stato arrestato per iniziativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torino Nicola Assisi individuato dopo quattro anni di latitanza insieme con il figlio Patrick nell'area metropolitana di San Paolo. Assisi, originario di Grimaldi (Cosenza) è ritenuto uno dei maggiori broker italiani della “coca”. Ma siccome le navi provenienti dall'America Latina insospettiscono le forze investigative attive negli scali europei di Rotterdam, Anversa, Gioia Tauro, Algesiras, Salerno, Barcellona, i narcos hanno individuato nell'invaso di Abdjan, in Costa d'Avorio, il punto ideale per stoccare lo stupefacente e trasferirlo su altre imbarcazioni che risultano dunque in partenza dallo stato africano e non da Brasile e Colombia.

Nel giugno scorso la polizia del paese africano ha arrestato dieci persone (sei erano italiane) perché ritenute coinvolte nel trasporto via mare di 1200 chili di cocaina del valore di 250 milioni di euro. La droga arrivava da Santos. L'operazione - la terza in tre anni - è stata battezzata “Spaghetti Connection” e condotta in collaborazione con gli investigatori sudamericani e nostrani. Della presenza di “emissari” calabresi in Costa d'Avorio, il Servizio Centrale Operativo della Polizia s'era già accorto nel 2015 seguendo le mosse di alcuni parenti di esponenti delle cosche dell'area ionica della provincia di Reggio.

Ma la droga, oltre che in Brasile, viene comprata dagli ‘ndranghetisti pure in Colombia come nel passato. Ai vecchi “cartelli” di Cali e Medellin e alle Autodensas Unidas de Colombia guidate dal campano Salvatore Mancuso, si sono però ora sostituite quattro grandi organizzazioni. Si tratta del “Clan del Golfo”, “La Officina”, “Los Pachenca” e il “Clan del Oriente” che operano nell'ambito di un'alleanza capace di spedire enormi carichi di “coca” verso Costa Rica, Panama, Bahamas, Giamaica e Messico.

Da questi cinque stati lo stupefacente viene poi inviato alla volta di Canada, Italia, Germania e Olanda. Quattordici esponenti di questo “consorzio” sono stati arrestati dalla polizia colombiana sempre nel giugno scorso per ordine questa volta della procura di Bogotà. Tra gli arrestati figura Ovidio Isaza Gomez, detto “Roque”, più volte entrato in contatto con i broker calabresi. Le vie della droga - si potrebbe dire - sono davvero...infinite.

 

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