Sabato, 21 Settembre 2019
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OPERA AL PALO

Vibo, nuovo ospedale tra ritardi e incertezze: da luglio cantieri deserti e lavori fermi

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Opera «fondamentale», «strategica», «necessaria e fondamentale» per garantire i livelli di assistenza ed il diritto alla salute dei cittadini vibonesi: gli aggettivi per descrivere quello che dovrebbe sorgere come il nuovo ospedale del capoluogo, si sprecano. Ma quella che dovrebbe essere la costruzione più importante del territorio, non sembra essere nata sotto una buona stella. Anzi, molti sono i dubbi che - nonostante i proclami, i protocolli d'intesa e gli impegni - ancora pesano sui tempi di realizzazione dell'opera.

Dalla posa della prima pietra, sono passati ben 15 anni, con due sole costanti: ritardi ed incertezze. Ben conosciute dall'opinione pubblica vibonese, che si è sempre mostrata scettica riguardo la veridicità delle tante promesse ascoltate lungo tutto questo tempo. Sempre smentite, dai fatti e dal tempo.

Ora i lavori nei cantieri sono fermi nuovamente. Solo mezzi fermi, e nessun operaio in attività. E di preciso, non si sa quando riprenderanno. Forse a settembre. A quanto pare, anche il direttore dei lavori si è dimesso. Bisognerà nominarne uno nuovo, e questo richiederà del tempo. Nulla di ufficiale, però. Le parti sociali lo hanno appreso nell'ultima riunione avvenuta lo scorso 8 agosto in Prefettura, direttamente dal rappresentante della ditta incaricata nell'esecuzione dei lavori preliminari. Lavori che avrebbero dovuto essere completati e consegnati entro 180 giorni, ma per i quali sono intervenute le classiche costanti: ritardi ed incertezze. Eppure, un opera tanto attesa quanto preziosa, avrebbe dovuto avere la garanzia del costante monitoraggio, del controllo, soprattutto da parte della Regione. Tutto ciò, però, non sembra essersi avverato sempre.

Una amara considerazione che è propria anche di Fabio Blandino, segretario della Filca Cisl, sindacato degli edili, il quale sulla questione non lesina di esprimere tutte le sue perplessità e preoccupazioni. «Dalla fine di luglio - spiega il sindacalista - i lavori si sono fermati. La cosa ci preoccupa molto, poiché i cosiddetti cantieri per i lavori preliminari, hanno uno stato di avanzamento di meno della metà». Dunque, tra un sequestro dell'area che serve alla costruzione della bretella stradale che porta al cantiere e soprattutto i lavori di mitigazione del rischio idrogeologico del fosso Calzone, il serio rischio è quello che i lavori per l'opera principale, non partano affatto. «Nel corso della riunione in Prefettura - continua ancora Blandino - anche il responsabile della ditta Procopio ha dato segnali piuttosto scoraggianti. Ancor più drammatico è che nessuno, soprattutto dalla Regione, sembra interessarsi seriamente al problema che come sindacati stiamo sollevando da tempo».

In barba a tutti i piani e ai cronoprogramma, dunque, per l'opera «fondamentale» e «strategica», il cui progetto è stato finanziato 6 anni fa, ed i cui cantieri sono stati consegnati lo scorso anno, si dovrà aspettare ancora. E molto.

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