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Parla il regista Alessandro Grande: «Ho sempre voluto mostrare e raccontare una Calabria diversa»

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Calabria, Cinema
I protagonisti di "Regina", Ginevra Francesconi e Francesco Montanari

Dal David di Donatello per il miglior cortometraggio al successo di critica e di pubblico del suo primo film, «Regina». Da Catanzaro ai grandi palcoscenici nazionali e internazionali, il giovane registra Alessandro Grande continua a bruciare le tappe segnando un’ascesa e una crescita artistica e professionale sempre più irresistibile.

Nato nel 1983 nel capoluogo calabrese, Grande è un vero astro nascente del cinema italiano. Il punto di svolta della sua carriera, non lunga ma già ricca e intensa, è stato il corto «Bismillah», un racconto sul dramma dell’immigrazione tra realismo e poesia con cui ha conquistato il David di Donatello nel 2018, sbarcando anche agli Oscar dell’anno successivo. Dopo tre anni ecco la nuova sfida, il definitivo salto di qualità con la regia del film «Regina», primo lungometraggio, un’opera che ha già fatto parlare di sé riscuotendo notevoli apprezzamenti all’ultima edizione del Torino Film Festival, unico italiano in concorso nella selezione ufficiale. «Regina» è ora visibile su Sky Primafila e sulle principali piattaforme on-demand e presto approderà anche in sala.

La pellicola racconta la vicenda di un padre e di una figlia sconvolti da un evento tragico, una storia che oscilla tra film di genere e romanzo di formazione e che ritrae una Calabria insolita e personale, tra le montagne della Sila, lontana dagli stereotipi. Protagonisti la giovane e promettente Ginevra Francesconi, che ha 15 anni e sogna di fare la cantante, e il padre Luigi, Francesco Montanari, che è tutta la sua famiglia dato che Regina ha perso la madre anni prima. Il film è prodotto da Bianca Film con Rai Cinema, con il contributo del Mibact, della Regione Calabria e Fondazione Calabria Film Commission, in associazione con Asmara Films.

«Regina» rappresenta una grande occasione di promozione per la regione e i suoi set naturalistici, scorci unici che impreziosiscono l film del giovane regista catanzarese.
«Girare nel freddo della Sila – ha detto all’Agi Alessandro Grande – è stata una vera sfida, ho sempre avuto la volontà di raccontare una Calabria diversa e ho scelto la montagna perché il paesaggio va di pari passo con i personaggi della storia e il loro conflitto, è una componente fondamentale della struttura narrativa. Al lago abbiamo girato anche con temperature fin sotto lo zero, dal punto di vista produttivo combattere il clima rigido è stato difficile, considerati i pochi mezzi a disposizione per un’opera prima come la mia. La Calabria però – rimarca il regista catanzarese – è ricca di validi professionisti, operatori che lavorano dietro le quinte, maestranze locali, ho trovato un territorio più pronto al cinema e da calabrese mi fa grande piacere».

L’auspicio è ora quello di vedere «Regina», oltre che on demand, anche proiettato sul grande schermo nelle sale cinematografiche: «Con una riapertura più nutrita dei cinema – aggiunge Grande – il film potrà essere visto nel luogo naturale per cui è stato pensato. L’esperienza in sala è fondamentale per questo genere di film, spero al più presto di poter condividere con il pubblico questo momento come un ritorno alla normalità».

Il primo lungometraggio di Grande vede la luce in un momento segnato dalla profonda crisi di tutto il mondo dello spettacolo: «Tanti film – evidenzia il regista – sono rimasti bloccati o in corso di produzione ma le possibilità di uscita sono poche, se non tramite le piattaforme. C’è il rischio d’un intasamento del settore, anche gli attori stanno vivendo grandi difficoltà, come gli esercenti che hanno chiuso le sale per mesi, gli stessi distributori e tutte le maestranze. È un comparto molto penalizzato, però coi primi allentamenti alle restrizioni il cinema potrà tornare gradualmente a risollevarsi».

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