Martedì, 24 Novembre 2020
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VIBO VALENTIA

Otto minuti per pedinare, uccidere e fuggire

di
gabbiano, giuseppe oliveri, Catanzaro, Calabria, Archivio
Otto minuti per pedinare, uccidere e fuggire

Otto minuti e mezzo per pedinare la vittima e ucciderla, per portare a termine il piano di morte. Un arco di tempo entro cui Giuseppe Olivieri, 36 anni di Nicotera è arrivato al lido “Il Gabbiano” della Marina, ha consumato una birra, chiesto un accendino, fumato una sigaretta e, nel frattempo, ha tenuto d’occhio il suo obiettivo e poi lo ha ucciso sparandogli contro, dalla veranda dello stabilimento balneare, cinque colpi di pistola calibro 7,65.

Tempi scanditi dalle immagini del servizio di videosorveglianza interna del lido che praticamente hanno documentato l’intera missione di morte. Tempi e comportamenti ricostruiti dal sostituto procuratore di Vibo Ciro Luca Lotoro, sulla scorta dell’attività svolta dai carabinieri della Compagnia di Tropea e del Nucleo investigativo di Vibo , nel decreto di fermo emesso a carico di Olivieri il quale, lunedì sera, ha deciso di costituirsi ai carabinieri della Stazione di Nicotera. Omicidio, porto e detenzione illegale d’arma da fuoco i reati che gli vengono contestati.

Dal giorno dell’omicidio di Francesco Timpano, 45 anni di Caroni, frazione di Limbadi – assassinato in prossimità delle docce del “Il Gabbiano” nel primo pomeriggio di domenica 12 agosto – Giuseppe Olivieri era ricercato dalle forze dell’ordine «perché – ha spiegato il sostituto procuratore Lotoro – sin da subito non abbiamo avuto dubbi sull’identità di chi fosse l’autore di fatti». Una caccia intensificatasi con il trascorrere dei giorni tanto da fare terra bruciata attorno al fuggitivo che, lunedì sera, accompagnato dall’avv. Francesco Schimio si è consegnato ai carabinieri.

Nulla avrebbe detto il presunto omicida di Timpano sui motivi che lo hanno indotto a uccidere il 45enne, né avrebbe riferito qualcosa in merito all’arma e ai giorni di fuga. Al momento, in attesa che possa dire qualcosa nell’udienza di convalida del fermo, l’ipotesi accusatoria è che abbia agito per portare a compimento il piano di sangue iniziato dal fratello Francesco Giuseppe Olivieri, 32 anni (detto Ciko).

Francesco Timpano, infatti, lo scorso 11 maggio era nella black-list stilata da Ciko (in seguito costituitosi così come il fratello). Quel venerdì pomeriggio di maggio il 32enne ha inseguito obiettivi e perseguito nell’azione. Una sorta di raid infarcito di vendetta e violenza che lo portava a uccidere Michele Valerioti (fratello di Fracesco Timpano) e Giuseppina Mollese e poi a ricercare altre possibili vittime da punire e far fuori per motivi ancora non del tutto chiari. Tra queste proprio Francesco Timpano.

A distanza di tre mesi a saldare il pesante conto ci avrebbe dunque pensato il fratello Giuseppe. E che dovesse commettere un omicidio l’avrebbe detto, nell’attesa di avere a portata di tiro il 45enne di Limbadi, a un avventore de “Il Gabbiano” che, visibilmente agitato, ha avvicinato chiedendogli di prestargli un accendino per accendere una sigaretta. Dopo averla accesa avrebbe pronunciato una frase del tipo “che devo ammazzare qualcuno” per poi allontanarsi.

E così come il fratello Ciko anche Giuseppe Olivieri non avrebbe agito a caso. In base a quanto riferito ai carabinieri dal figlio della vittima – il quale il 12 agosto scorso sino all’ora di pranzo era stato con il padre e la madre sulla spiaggia antistante “Il Gabbiano” – nel pomeriggio del giorno precedente l’assassinio del genitore aveva notato una Golf di colore grigio topo che per cinque, sei volte, aveva transitato sulla strada provinciale in direzione della sua abitazione. Lo stesso faceva partecipe il padre delle dinamiche notate il quale, a sua volta, confermava al figlio che aveva notato i movimenti sospetti dell’autovettura che si era recata più volte sotto la loro abitazione.

Comunque sia il 12 agosto scorso, arrivato al lido “Il Gabbiano” alle 15,29 e 22 secondi, Giuseppe Olivieri alle 15,37 e 36 – dopo aver consumato una birra e seguito i movimenti di Timpano sulla spiaggia – portava a termine la missione.

Sparati i colpi (sei i bossoli complessivamente rinvenuti) si dava alla fuga a bordo della Fiat Panda bianca, rinvenuta alle 21,45 dello stesso giorno nella piazzetta di Lampazzoni, frazione di Ricadi.

E mentre il killer scappava la moglie della vittima e una dottoressa che, fuori dal servizio, si trovava sulla spiaggia cercavano disperatamente di strappare alla morte Francesco Timpano il cui decesso è stato però pressoché immediato. Poi l’intervento dei carabinieri, i rilievi e la caccia serrata all’omicida.

I particolari della vicenda sono stati resi noti ieri, nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Comando provinciale dei carabinieri, dal sostituto procuratore Lotoro, dal maggiore Dario Solito, comandante della Compagnia di Tropea e dai marescialli Tommaso Montuori e Fabio Cirone, rispettivamente a capo dell’Aliquota radiomobile e della Stazione di Nicotera Marina.

I tempi

Risale alle 15,29 minuti e 22 secondi – del 12 agosto scorso – l’arrivo di Giuseppe Olivieri davanti al lido “Il Gabbiano” di Nicotera Marina.

Alle 15,30 circa entrava nel lido e dopo una manciata di secondi chiedeva e consumava una birra. Alle 15,30 minuti e 57 secondi Olivieri usciva sulla veranda, lato mare, e guardava verso la spiaggia. Tra le 15,31 e 44 e le 15,31 e 57 la richiesta di un accendino a un avventore del lido.

Tra le 15,37 e 18 secondi e le 15,37 e 30 l’arrivo di Timpano verso le docce e lo spostamento di Oliveri sulla veranda che alle 15,37e 36 secondi spara uccidendo il 45enne. Poi la fuga.

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