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Scioglimenti per mafia, la Calabria fa il pieno

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Scioglimenti per mafia, la Calabria fa il pieno

L’aveva rivelato Rosy Bindi lunedì scorso a Cosenza: Lamezia e Cassano sarebbero stati sciolti. Ma nel Consiglio dei ministri di ieri si sono aggiunti Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica e Petronà. «Sciolti per condizionamenti mafiosi», specifica una nota di Palazzo Chigi. A proporre di mandare tutti a casa è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti.

A Lamezia la notizia era stata anticipata anche dal sindaco Paolo Mascaro martedì pomeriggio, di ritorno da un incontro in Prefettura a Catanzaro che ha definito «una pagliacciata». Mascaro, eletto nel maggio 2015 e alla guida di una giunta di centrodestra, anche se è un avvocato vicino al deputato verdiniano Pino Galati. Da domenica scorsa il sindaco è in sciopero della fame, beve solo liquidi, perchè non è mai stato sentito dalla commissione d’accesso antimafia inviata dal prefetto Luisa Latella subito dopo il coinvolgimento di due consiglieri in un’inchiesta per associazione mafiosa. Secondo l’accusa il vicepresidente dell’assemblea municipale Giuseppe Paladino e il consigliere Pasqualino Ruberto, ex presidente della fondazione “Calabria Etica”, hanno contatti con il clan Torcasio-Cerra-Gualtieri.

La scure dello scioglimento s’è abbattuta anche sul Comune di Isola che avrebbe dovuto rinnovare gli organi elettivi nella prossima primavera. Gianluca Bruno guidava una coalizione di liste civiche di centrodestra e solo due giorni fa è stato eletto coordinatore regionale del movimento “Il Coraggio di cambiare l’Italia” dell’ex consigliere regionale Giuseppe Graziano. Il sindaco dallo scorso maggio è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta “Jonny” della procura catanzarese. Per la quale è finito in manette il consigliere di maggioranza, Pasquale Poerio, accusato di associazione mafiosa. Da quell’inchiesta era scaturita la decisione di inviare la commissione d’accesso al Comune.

A Cassano tutto è cominciato da un’interrogazione parlamentare dei Cinquestelle tra cui Nicola Morra e Luigi Gaetti vicepresidente della commissione Antimafia. La commissione d’accesso è stata inviata dalla Prefettura di Cosenza a marzo per spulciare gli atti dell’amministrazione guidata dal socialista Gianni Papasso dal 2012 a ieri. Il procuratore Eugenio Facciolla stava però lavorando da tempo sul Comune. Ma sarebbe stato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica lo scorso 16 ottobre a chiedere lo scioglimento con una decisione presa all’unanimità.

Nel piccolo Municipio di Petronà, Presila catanzarese, la commissione d’accesso s’era insediata lo scorso 27 marzo. Su mandato del prefetto Latella ha lavorato per sei mesi e poi ha consegnato il rapporto negativo su tutti i fronti: l’inquinamento mafioso c’era. Pochi giorni dopo il gruppo d’opposizione “Cambiamenti” vicina al Pd, guidato da Nunzia Colosimo, s’è autosospeso. Negli ultimi mesi hanno lasciato l’aula anche alcuni esponenti della maggioranza, altra lista civica, compreso vicesindaco e assessore, poi si sono dimessi i consiglieri di minoranza, e poche settimane fa anche Romina Muraca, prima donna sindaco del paese, e la sua maggioranza rimasta in piedi. La Muraca, eletta nelle consultazioni del giugno 2016 con la civica “Petronà nel cuore” s’è sempre detta tranquilla del suo operato amministrativo e sicura della legittimità di tutti i suoi atti.

A Marina di Gioiosa Jonica è stato mandato a casa il sindaco Domenico Vestito, avvocato ex appartenente ad Alleanza nazionale, ma candidato col sostegno di una lista civica. La sua amministrazione era un’ammucchiata arcobaleno tra centrodestra e centrosinistra. Anche qui fine della storia. Si ripartirà tra almeno un anno con nuove elezioni.

(Hanno collaborato: Luigi Abbramo, Rosario Stanizzi, Luigi Cristaldi e Cristian Pugliese)

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