Sabato, 16 Febbraio 2019
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INCHIESTA

I più importanti latitanti della 'ndrangheta catturati all'estero

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I più importanti latitanti della 'ndrangheta catturati all'estero

La grande fuga verso Paesi lontani. Per scampare alle manette e alle condanne. L’Europa centrale, l’America latina e il Canada sono da vent’anni le aree scelte dai boss della ’ndrangheta per sfuggire agli “sbirri”.
Roberto Pannunzi, detto “Bebè”, forse il più grande broker calabrese della cocaina mai esistito, è stato arrestato nel luglio del 2013 a Bogotà. In Colombia era abituato a comprare poliziotti e governanti per garantirsi la libertà e, proprio per questo, portava sempre con sé una valigia piena di dollari pronto ad offrirla agli investigatori troppo zelanti.

A Medellin, nell’aprile di quello stesso anno, sono stati scovati e ammanettati, in due distinte operazioni, Domenico Trimboli, il cosiddetto “boss dei due mondi” che viveva in una villa nella zona di Caldas e Santo Scipione, inteso come “don Santo”, che si godeva la vecchiaia da ottantenne in una ben attrezzata fazenda. Entrambi risultavano coinvolti nella grande trama del narcotraffico internazionale. A San Paolo del Brasile, nel giugno scorso, mentre si imbarcava su un boeing diretto a Caracas, è finito in manette Vincenzo Macrì, figlio di Antonio Macrì di Siderno, pure lui ricercato per traffico di stupefacenti. In Canada, invece, nell’agosto del 2008, è finita la latitanza di Giuseppe Coluccio, di Gioiosa Ionica, rintracciato in un grattacielo di Toronto. Nel vecchio continente sono stati individuati e arrestati Santo Maesano (maggio 2002 a Palma di Maiorca) trafficante di droga ed esponente dell’omonima cosca reggina; Giovanni Strangio (marzo 2009 Amsterdam) coinvolto nella faida di San Luca; Bruno Pizzata detto “Josè” (2011 a Duisburg) coinvolto nelle attività di un cartello di narcos originari di San Luca; Pietro Marinaro (1998 a Francoforte) ergastolano e boss della cosca di Corigliano un tempo guidata da Santo Carelli. Tutti ’ndranghetisti fisicamente lontani dalla Calabria ma con la mente e il cuore sempre orientati verso la terra d’origine.

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