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LOCRI

Clan Cordì fece da "paciere" in una lite per 10 euro di castagne

di
mandamento jonico, Reggio, Calabria, Archivio
Clan Cordì fece da "paciere" in una lite per 10 euro di castagne

Per risolvere un diverbio per 10 euro e 5 kg di castagne è dovuto intervenire «uno degli elementi di rilievo della consorteria dei Cordì». È quanto emerge in una comunicazione inviata dal personale della Questura di Reggio Calabria, in particolare di una squadra investigativa del commissariato di pubblica sicurezza di Siderno, confluita negli atti dell’indagine “Mandamento Jonico”, coordinata dalla Dda reggina.

L’attività investigativa era mirata a stabilire i nuovi assetti organizzativi dei clan di ‘ndrangheta operanti nel comune di Locri, «in particolare l’organigramma della famiglia Cordì», al fine di verificare eventuali ingerenze, da parte delle stesse associazioni mafiose, in appalti e pubblici servizi. In questo contesto furono registrate numerose conversazioni che hanno riguardato «alcuni personaggi contigui alla famiglia Cordì, che per capacità criminale oltre che vincolo familiare, sembrano essere in grado di gestire gli affari illeciti del clan in assenza degli elementi di spicco ancora detenuti».

A metà novembre 2011, nel corso dell’attività intercettiva, veniva registrato un dialogo «a quattro», tra uno degli elementi ritenuti dagli inquirenti «di rilievo della consorteria dei Cordì», tale “Attilio”, un suo «fidato collaboratore», tale “Rocco”, che si trovavano in un automobile “controllata”, e altri due individui che si trovavano all’esterno, uno chiamato “Piero” l’altro “Campanella”. La conversazione era incentrata sulla mediazione di un diverbio avvenuto a Bovalino, apparentemente scaturito da futili motivi, tra uno dei due soggetti che parlavano dall’esterno del veicolo ed un altro individuo non meglio identificato.

Nella circostanza al “Campanella“ «è stato rimproverato – scricono gli inquirenti – di essersi lasciato scappare di mano la situazione, tanto da dover poi ricorrere all’ausilio di “Attilio” per dirimere il disaccordo: non c’era bisogno di andare a chiamare altre persone». Quella questione si sarebbe potuta risolvere tra loro: «qui siamo tra noi», frase che secondo gli inquirenti sarebbe da intendersi verosimilmente «tra uomini appartenenti alla stessa consorteria criminale».

In ogni caso il soggetto vicino ai Cordì avrebbe rimproverato l’uomo «affinché in futuro si evitino certi “atteggiamenti”, rassicurandolo comunque che sarebbe andato lui stesso a parlare con l’altra persona coinvolta nel diverbio per chiarire definitivamente».

Nel corso dell’intercettazione «è fondamentale il passaggio in cui il tale Campanella, confermava il necessario intervento di “Attilio” volto a mediare una lite che altrimenti sarebbe sfociata nell’uso delle armi: “Allora cosa dovevo fare andare a casa a prendere la pistola e spararlo?”)».

Il ruolo di “mediatore” di questo “Attilio”, lo vedrebbe assurgere «a leader capace di intervenire non solo all’interno del locale di Locri ma anche, come da loro stessi riferito durante l’intercettazione, nel comune di Bovalino, territorio notoriamente sotto l’influenza delle potenti cosche di San Luca».

Nella sintesi degli investigatori emerge come «Piero cerca di spiegare ad Attilio perché è intervenuto a dividerli e l’altro dice che lui non voleva litigare per i 10 euro ma per il fatto che quello lo prendeva in giro: “La lite è per 5 kg di castagne. Attilio dice che qui sono tra di loro e non devono fare queste cose... e gli dice che adesso va lui a cercarlo...”».

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