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MONTALTO UFFUGO

Omicida-suicida ma per lo Stato era guarito

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montalto uffugo, Cosenza, Calabria, Archivio
Omicida-suicida ma per lo Stato era guarito

È la disperazione a marcare chiaramente la pista nelle indagini sul massacro di Montalto. Lo sconforto d’un uomo taciturno che non sarebbe riuscito a riemergere da quel labirinto di tensioni nel quale era precipitato. Per non farsi schiacciare dai cattivi pensieri s’era anche messo in congedo. Aveva scelto di starsene più tempo accanto alla moglie e alla figlia, in quella loro casa che era diventata il suo nascondiglio dal mondo reale. Ma gli incubi, evidentemente, hanno ripreso a torturarlo all’improvviso, mercoledì mattina, dopo quel litigio con Mariagrazia.

Un diverbio banale che è diventato la miccia a combustione rapida della strage, l’innesco della follia. E l’orrore ha chiuso il giro di un orizzonte familiare che da un po’ di tempo s’era colorato di grigio proprio per colpa del male oscuro che s’era impossessato dei pensieri di Giovanni.

Non ci sono trame che s’intrecciano, non ci sono ombre e nemmeno sospetti. La disperazione è l’unica traccia che emerge per adesso dall’inchiesta coordinata dal pm Antonio Tridico.

Ieri, il professor Berardo Cavalcanti è andato alla ricerca di prove sui cadaveri dell’agente di polizia penitenziaria Giovanni Petrasso e di sua moglie Mariagrazia Russo.

La trama agghiacciante eclissa i fatti, la ricostruzione della strage, che si è consumata in quei tre metri quadrati di bagno, sembra sedimentarsi nelle carte di un’inchiesta dalla quale non ci si aspetta molto altro di diverso. L’agente penitenziario ha sparato sei volte con l’arma d’ordinanza, una pistola “Beretta” calibro 9x21. La moglie è stata colpita da distanza ravvicinata alla testa, al petto e all'addome. Lui, naturalmente, presenta quell’unico foro alla testa che è servito a chiudere il cerchio della tragedia attorno allo scenario dell’omicidio-suicidio.

L’esperto nominato dalla Procura, guidata da Mario Spagnuolo, depositerà, presumibilmente, il suo rapporto subito dopo l’estate. E un paio di mesi occorreranno anche agli specialisti della Scientifica del Nucleo investigativo dell’Arma di Cosenza per gli esami balistici sullo “strumento di morte”. Gli elementi che forniranno i carabinieri, attraverso il loro studio, serviranno alla ricostruzione d’un mosaico che sembra già quasi completo.

Il panorama attuale si combina in un quadro complessivo che presenta una sola cavità profonda e non ancora completamente esplorata: il giudizio di idoneità della Commissione speciale sulle condizioni di salute di Giovanni. Una certificazione che aveva consentito la restituzione della pistola all’agente da parte dell’amministrazione e il via libera alla ripresa del servizio. Abile e arruolato, insomma. Petrasso sarebbe dovuto rientrare a lavoro nel carcere di Cosenza dopo aver esaurito gli ultimi giorni di congedo. Non era più malato per lo Stato, eppure, si è calato dentro gli abissi di questa storia assurda, uccidendo la moglie prima di suicidarsi. Sarà questo della verifica dell’idoneità psico-fisica l’unico sentiero che verrà calpestato dal luogotenente Pierluigi Danielli e dai carabinieri della Stazione di Montalto nelle prossime ore.

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