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INTERVISTA

Dalla dura povertà di Pizzoni a un’azienda di 20 mila addetti

di
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Dalla dura povertà di Pizzoni a un’azienda di 20 mila addetti

Catanzaro

«A Pizzoni quand'ero alle elementari molti dei miei compagni arrivavano senza scarpe, con le piaghe ai piedi. Sono cresciuto in miseria ma c'era tanta dignità». A 73 anni Giuseppe Bono ricorda l'infanzia difficile nel suo paese dell'interno del Vibonese nel Dopoguerra. Adesso è amministratore delegato di Fincantieri e gestisce 20 mila dipendenti in una ventina di stabilimenti sparsi in quattro continenti.

«Ho lasciato la Calabria a 18 anni, dovevo lavorare perchè ero l'unico maschio in famiglia, mio padre morì quand'ero piccolo. Andai a fare l'operaio a Torino», racconta il self made man, «poi tornai a Reggio per lavorare alle officine Omeca e stare più vicino a mia madre e mia sorella».

Quanto tempo alle Omeca?

«Otto anni. Durante i quali mi iscrissi anche all'Università di Messina e mi laureai in economia. Ma andai via da casa dei miei ad appena 11 anni per studiare a Vibo e prendere il diploma. A Pizzoni conosco poca gente. Ricordo ancora i contadini che partivano da casa all'alba con i loro asinelli e tornavano all'imbrunire. In Calabria la vita è dura in tutti i sensi».

È ancora messa male?

«Vedo che c'è ancora una grande effervescenza, più di una volta. La gente vuole crescere con valori e doveri. E c'è forte sete di riscatto».

Fin da giovane voleva fare il manager?

«Avrei voluto fare il prete ma ero l’unico maschio e dovevo darmi da fare anche per la famiglia. A scuola andavo bene, e dopo aver conosciuto l'emigrazione a Torino tornai in Calabria appena seppi di un bando alle Omeca di Reggio. Andai a Torino anche per amore della Juventus. Scoprii che c'erano tanti emigrati del Sud senza un minimo d'istruzione, un'altra realtà durissima».

Adesso invece c’è l'immigrazione massiccia.

«I popoli ricchi attraggono sempre quelli più poveri. In Italia siamo ormai tutti vecchi, nessuno fa figli e fra mezzo secolo è accertato che saremo 7 milioni in meno. Credo che dovremmo ragionare su questo, l'avvenire dei nostri figli. I miei sono andati a studiare all'estero ma sono tornati. Dobbiamo ragionare su come modificare certe procedure che evidentemente non vanno».

La Calabria che futuro avrà?

«Vedo nero l'andamento del paese, con la demografia in crisi e il popolo ricco seduto. Tutti i soldi immobilizzati in case e palazzi. La Calabria e il Sud potrebbero fornire al paese quella spinta che adesso non ha».

In che modo?

«Ricordo Antonio Guarasci (primo presidente della Regione nel '70, ndr). Lui ci illuminò tutti. Era un democristiano di sinistra ma ce lo siamo dimenticati. In Calabria tranne l'industria abbiamo tutto: mare, monti, agricoltura, turismo, allevamenti, boschi. Tutto questo dobbiamo mettere in moto. A cominciare dal legno che in questo periodo cresce più del petrolio. Ma penso a una riforma agraria».

Di quale tipo?

«Chi non coltiva la propria terra per tre anni consecutivi deve passarla di mano a chi invece lo fa. Oggi fare agricoltura non è faticoso come una volta. In Calabria colline e montagne possono dare moltissimo».

Viene ancora in Calabria?

«A Pizzoni ho una casa. Ma una decina di giorni all'anno li passo a Tropea con mia moglie. Questo è il paese più bello del mondo! Mi piace l'umanità che si raccoglie in Calabria. Siamo uguali, sia chi fa il manager sia chi fa altri mestieri anche più umili. L’ho insegnato ai miei figli».

Nei momenti di relax?

«Mi piace leggere libri d'evasione, anche di storia e filosofia. Viviamo in un mondo supertecnologico, ma non dobbiamo abbandonare la visione classica del pensiero. Altrimenti è abbrutimento».

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Fincantieri Spa

Ha ordini per un centinaio di navi, in tutto 18,2 miliardi di euro. I ricavi l'anno scorso hanno raggiunto i 4,4 miliardi con un aumento rispetto all'anno precedente del 5,3%.

In fase di sviluppo l'acquisizione del colosso francese Stx anche se Macron subito dopo la sua elezioni ha chiesto una correzione. Fincantieri con i suoi affari sposta gli interessi di intere nazioni.

L’azienda è leader mondiale nella progettazione e costruzione di navi da crociera, personalizzate in base alle richieste dei committenti occidentali e asiatici. Dal 2002 ad oggi Fincantieri ha messo in mare 55 navi da crociera, ed altre 30 sono in portafoglio. Significa che una crociera su tre nel mondo è uscita dai megacantieri dell'azienda guidata da Bono.

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