Mercoledì, 10 Agosto 2022
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NEL COSENTINO

Balneabilità acque
il 92% eccellente

Un sensibile aumento delle acque di balneazione qualificate come eccellenti, grazie al miglioramento di quelle sino ad oggi definite buone, ed una riduzione altrettanto importante della percentuale di acque di balneazione giudicate sufficienti, sino ad una sostanziale scomparsa di quelle scarse.E’ un giudizio più che positivo quello che l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal) ha dato oggi delle acque di balneazione della provincia di Cosenza, nel corso del primo dei seminari provinciali dedicati, appunto, alla presentazione ai sindaci della provincia dei dati sulla balneabilità delle acque calabresi. Ad analizzare i dettagli della provincia di Cosenza è stato Edoardo Fiorino, dirigente del servizio tematico Acque del Dipartimento provinciale di Cosenza dell’Arpacal. “Per quanto riguarda la classificazione delle acque per l’annualità 2015 –  ha sottolineato Fiorino -  ben il 92% delle acque sono in classe “Eccellente” con un recupero rispetto lo scorso anno del 18% , il 5% circa  in qualità “Buona”, il 3% circa  in qualità “Sufficiente”. Solo un’area ancora da risanare e attualmente in qualità “Scarsa” (p.p. denominato 200mt a sud canale prospicente depuratore , ubicato nel comune di Paola).  Su 1422 campioni prelevati e sottoposti ad analisi microbiologica solo 4 hanno dato risultati sfavorevoli, per uno o per entrambi i parametri pari allo 0,28% del totale. Il monitoraggio è stato eseguito su circa 250 Km di costa e sono stati sottoposti a controllo circa 237 aree adibite alla balneazione. Le attività di monitoraggio sono state effettuate sia via terra che via mare utilizzando i mezzi nautici di proprietà dell’Arpacal, posizionati nel porto di Cetraro sul Tirreno e nel porto di Corigliano sullo Ionio; il monitoraggio è stato svolto con l’ausilio del personale delle locali Capitanerie di Porto. Sono stati  eseguiti campionamenti mensili di routine e per i casi di non conformità sono stati effettuati campionamenti aggiuntivi a distanza di tre e nove giorni dall’evento inquinante”. 

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