Venerdì, 30 Settembre 2022
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MAFIA CAPITALE

'Ndrangheta a Roma
sequestro da 100 mln

Si erano trasferiti a Roma e negli anni avevano messo in piedi un impero fatto di case e attività commerciali grazie ad alcuni prestanome che gli hanno consentito di aggirare il rischio di un sequestro preventivo. Un escamotage messo a punto con l'aggravante di favorire la 'ndrangheta e con cui sarebbero riusciti a ottenere il monopolio del commercio di fiori attorno al cimitero romano di Prima Porta. Con quest'accusa è scattato all'alba l'arresto di tre esponenti di spicco dell'organizzazione criminale calabrese, che da anni vivevano a Rignano Flaminio, alle porte della Capitale. A finire in manette Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica, al momento ricercato.
L'operazione 'Fiore calabro', condotta dagli agenti della Squadra mobile di Roma diretti da Renato Cortese e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato al sequestro di beni del valore di oltre 100 milioni di euro. Ventuno gli indagati. I tre arrestati, considerati elementi di primo piano della 'ndrangheta, appartengono alle 'ndrine Palamara-Scriva-Mollica-Morabito. In particolare Placido Antonio Scriva - è stato spiegato - è referente principale dell'omonimo clan calabrese e sposato con Antonietta Mollica, sorella di un altro degli arrestati, Domenico Antonio, colpito dall'ordinanza di custodia cautelare e ancora ricercato.
A quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre si sono insediati stabilmente a nord della Capitale da più di 20 anni, dall'epoca della cruenta "Faida di Motticella" che sul finire degli anni '80 insanguinò alcuni paesi calabresi, teatro di un duro scontro tra 'ndrine di diverse fazioni. Pluripregiudicati per associazione a delinquere di stampo mafioso, porto d'armi abusivo, omicidio e sequestro di persona sono ora ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. In questi anni, secondo gli inquirenti, si sono infiltrati nel tessuto civile e imprenditoriale, continuando ad avere rapporti costanti con l'organizzazione calabrese. In tal senso si ritiene che l'operazione di oggi vada a toccare gli interessi criminali dell'organizzazione nel settore della cosiddetta 'economia legale'. Fra le attività riconducibili agli arrestati una società di commercio all'ingrosso di fiori che riforniva tutti i chioschi intorno al cimitero di Roma nord. "Non si vendeva un fiore nella zona senza 'entrare in società' con loro" rivela un investigatore. Tra i beni sottoposti a sequestro una gioielleria in zona Prati-Trionfale a Roma, una grossa azienda di allevamento di bestiame a Campagnano e un negozio di ottica a Morlupo. Durante le perquisizioni all'interno azienda agricola i poliziotti hanno trovato anche alcuni proiettili di kalashnikov.
Secondo quanto si è appreso, durante le indagini sarebbe emersa anche un "sospetto giro di usura" su cui verranno effettuati ulteriori accertamenti. (ANSA)

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