Sabato, 16 Gennaio 2021
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COSENZA

Bimbe costrette a prostituirsi: «Video e foto raccapriccianti»

 I fotogrammi dell’orrore. Capaci  di lasciare di stucco anche chi  pensava di averle viste tutte, al  netto d’una lunga carriera a caccia  di criminali d’ogni genere.  «Sono davvero immagini raccapriccianti,  non mi era mai capitato  nulla del genere» rivela l’esperto  investigatore dopo ore e  ore trascorse davanti allo schermo,  interminabili giri di lancette  passati a visionare col groppo in  gola i circa cento tra video e foto  sequestrati a un uomo accusato  del più turpe dei reati: lo stupro  ripetuto di alcune bambine.  È del resto durata per l’intera  giornata di ieri l’allucinante verifica  del materiale rinvenuto  dai carabinieri della Stazione  Principale di Cosenza, guidati  dal tenente Jacopo Passaquieti e  dal luogotenente Cosimo Saponangelo,  piombati giovedì scorso  in casa d’un pensionato per  trovare riscontri a quell’orribile  sospetto. E le conferme sono arrivate,  anche perché il protagonista  di questa terribile storia –  un 74 enne per il momento denunciato  a piede libero – messo  alle strette dai militari bruzi diretti  dal comandante provinciale  Giuseppe Brancati, ha ammesso  di aver avuto rapporti intimi  con due sorelline rom. Ma  allo stesso tempo s’è difeso. Sostenendo  di non aver fatto nulla  di così grave visto che erano i genitori  stessi delle ragazzine –  piccole d’età compresa tra i 10 e  14 anni –ad acconsentire a quegli  incontri, ovviamente dietro  pagamento di cospicue somme  di denaro. Al resto ci pensava  lui, filmando e scattando foto  dal contenuto inequivocabile.  Proprio dall’analisi di quelle  immagini è emerso uno scenario  ancora più inquietante rispetto  a quanto scoperto fino a ieri. Nei  filmati pedopornografici compaiono  secondo gl’inquirenti almeno  8-9 ragazzine diverse,  comprese le due sorelline, tutte  d’etnia rom. Le indagini ancora  in corso – coordinate dalla Procura  ordinaria rappresentata  dal pm Salvatore Di Maio e dalla  Direzione distrettuale antimafia  di Catanzaro – si sono così  inaspettatamente estese, restando  comunque concentrate  sull’enorme bidonville edificata  sulle rive del fiume Crati, a pochi  passi dalla stazione ferroviaria  del capoluogo bruzio. Esattamente  lì, tra quelle baracche di  legno e cartone piantate nella  fanghiglia, sarebbe germogliata  l’idea di vendere a scopi sessuali  bambine in tenera età. Piccole  costrette ad andare a casa di  quell’uomo (e forse anche di altri),  a seguirlo in qualche casolare  al riparo da occhi indiscreti, a  salire sulla sua automobile. Una  storiaccia lunga, iniziata tre anni  fa e durata fino al gennaio  scorso. È stata infine una giovane,  indignata e inorridita dall’aver  notato quelle due ragazzine  appartarsi col pensionato, a liberare  il suo cuore ferito di donna  davanti ai militari dell’Arma.  I carabinieri non hanno perso  tempo, verificando ogni virgola  di quel viaggio negli inferi della  pedofilia. E per questo motivo  adesso sono gli stessi detective  agli ordini del colonnello Brancati  a voler lanciare un appello:  chi è a conoscenza di fatti e circostanze  utili alle indagini, contatti  anche anonimamente le forze  dell’ordine. Un gesto di grande  civiltà, necessario e irrinunciabile  per porre fine a uno scempio  indicibile. 

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