Domenica, 23 Gennaio 2022
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REGGIO CALABRIA

La mala burocrazia
e i diritti negati
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Solo mala burocrazia o c’è dell’altro nella vicenda di una docente di Reggio Calabria che da anni lotta per vedere riconosciuti i propri diritti? Sicuramente c’è del paradossale. La vittima si è rivolta a noi. Se è vero che il premier Renzi considera la scuola una priorità è altresì vero che bisognerebbe intervenire anche sulle inefficienze provocate dalla mala burocrazia. La pubblica amministrazione, nel caso specifico l’Ufficio Scolastico Provinciale di Reggio Calabria, che smarrisce la documentazione, che non da risposte e costringe la docente ad usufruire di una forte riduzione pensionistica nonostante abbia i titoli, i requisiti. La docente, Angela Salerno, titolare della cattedra in “Discipline Tecniche e Giuridiche Aziendali” e che come tanti altri laureati calabresi ha  iniziato la carriera fuori regione, ha insegnato per molti anni a Voghera, poi nel 1984 ottiene il trasferimento a  Palmi, nel 1987 finalmente a Reggio Calabria. Quando era a Voghera nel 1982 presenta alla direzione dell’Istituto Superiore “Maserati”, dove insegna, richiesta di riscatto degli anni universitari. Il fascicolo corredato anche di tale richiesta viene inviato a Pavia dove nel frattempo era stata trasferita. Fin qui tutto regolare, ci sono protocolli ufficiali dei due istituti di Voghera a certificare il tutto e regolarmente inviati all’Istituto Professionale per il commercio di Reggio Calabria ultima sede di insegnamento della docente. Il problema sorge nel 2007 quando la stessa, affetta da grave patologia, chiede di essere collocata in pensione. Il dirigente dell’Istituto dopo le previste procedure di controllo e valutazione anche sanitari, emette il decreto che la dispensa dal servizio e le riconosce il diritto alla pensione di inabilità. La docente è convinta che con il riscatto degli anni universitari, può arrivare al più alto livello di anzianità. Ma cosi non è. Inizia il giallo e il calvario. L’ufficio Scolastico Provinciale, a fronte della richiesta della docente di utilizzare il riscatto, comunica nel 2008 che nel suo fascicolo non ci sono elementi a supporto e ciò nonostante l’Istituto di Voghera abbia inviato il numero di protocollo. Ricerche, solleciti, tutto inutile. I documenti sono misteriosamente scomparsi. Si ricorre all’autorità giudiziaria, ma anche qui la pratica si ‘arena’. La docente è costretta a percepire una somma di molto inferiore a quella che le spetterebbe con i 4 anni in più e non si è vista riconoscere il trattamento di fine servizio. La beffa è che se lei avesse deciso di rimanere in servizio per altri 4 anni, inviando continui certificati di malattia, vista la grave patologia di cui era affetta, anziché chiedere di andare in pensione prima confidando sul riscatto, oggi non avrebbe problemi. Ha pagato caro l’amore per la scuola, la lealtà e la fiducia nelle istituzioni. Incomprensibile l’indifferenza dell’Ufficio Scolastico Provinciale, a fronte di gravi responsabilità interne, assordante il ‘silenzio’ della procura. Una ingiustizia che le ha provocato gravi ripercussioni psico-fisiche che nessuno mai risarcirà! 

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