Martedì, 05 Luglio 2022
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COSENZA

Se non mi intesti
quella casa ti ammazzo

basile, fioretti, minaccia, Cosenza, Calabria, Archivio

  “Se non facciamo l’atto al più presto, ti sparo. Però non ti ammazzo, ti lascio paralitico”. È un uomo sfibrato dal terrore a riferire ai carabinieri l’ultima minaccia, un imprenditore travolto dalla crisi che a causa di un prestito di 5mila euro s’è ritrovato al centro di un’interminabile escalation di violenza. La drammatica testimonianza di quell’uomo è alla base del decreto di fermo spiccato dalla Dda di Catanzaro ai danni di Roberto Porcaro, Alberto Fioretti, Antonio e Maurizio Basile. Un provvedimento che affonda le sue radici nel recentissimo passato. Il racconto dell’orrore è infatti datato 27 marzo 2014, meno di due settimane fa, il giorno in cui la vittima entra nella caserma dei carabinieri di Rende e racconta tutto agli uomini del capitano Luigi Miele e del tenente Giovan Battista Marino, diretti dal comandante provinciale Giuseppe Brancati. Dopo aver riferito i passaggi principali della vicenda, dall’ottenimento del prestito alle difficoltà nell’onorarlo fino alla richiesta di cedere delle armi in suo possesso fingendone il furto, l’imprenditore passa all’ultimo atto: «Per prendere tempo riferivo che ero intenzionato a vendere la casa per estinguere tale debito». A quell’abitazione si sarebbe così interessato (anche a titolo “risarcitorio” del debito vantato) Antonio Basile, disposto a spendere 50mila euro, una cifra molto lontana dall’effettivo valore di mercato.

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