Lunedì, 24 Settembre 2018
PD

De Gregori abbandona
i deputati 'ripensaci'

ernesto magorno, francesco de gregori, lettera aperta, pd, Calabria, Archivio

“Caro maestro, ti preghiamo di riprovare a ‘crederci’, di tornare a leggere i giornali, di ricominciare a seguire la politica e il Partito democratico. Noi conserveremo l’intervista, la ricorderemo come un errore e una critica eccessiva, tenendo a mente che non è da un calcio di rigore sbagliato che si giudica un giocatore”. E’ quanto scrivono alcuni deputati PD tra cui il cosentino Ernesto Magorno,  in una lettera aperta al cantautore Francesco De Gregori, che in una intervista al Corriere delle Sera ha espresso uan profonda delusione per un partito che non incarna più gli ideali della sinistra.“Il nostro ‘generale’ – è scritto nella lettera – annuncia che non voterà più la sinistra. E’ già accaduto con Ivano Fossati, con Nanni Moretti: oramai siamo avvezzi alle critiche dei nostri artisti e intellettuali di riferimento, anche quelle più cattive. De Gregori, però, non è un semplice artista: De Gregori è la nostra storia, anzi ‘la storia siamo noi’. Le prime manifestazioni, le prime feste, i primi funerali (come quello di Peppino Impastato). Sono passati tanti anni, siamo invecchiati tutti, sicuramente lo siamo noi, ma non possiamo credere che il nostro maestro sia invecchiato così male da dirci ‘Il verbo credere non dovrebbe appartenere alla politica'. Giusto, siamo cambiati – aggiungono i deputati Pd – ma non solo noi. Il De Gregori di ieri non ci avrebbe mai detto: ‘tassatemi quanto volete, ma non pretendete di rappresentarmi’. Non ci avrebbe mai preso in giro sulle piste ciclabili e le mancate critiche al sindacato, dimenticando le battaglie ambientaliste, per la salute sui luoghi di lavoro, sulla scuola. Non avrebbe mai semplicemente sostenuto che ‘con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull'elenco del telefono’, senza aver detto in questi anni neanche una parola sulle battaglie parlamentari contro il Porcellum promosse da alcuni deputati coraggiosi come Roberto Giachetti, che si è sottoposto anche a 123 giorni di digiuno senza riuscire però a raggiungere l’obiettivo di ottenere il cambio della legge elettorale. Per non parlare della mozione bocciata dal parlamento solo due mesi fa”.

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