Martedì, 25 Settembre 2018
RENDE

Roberta Lanzino, un
mistero lungo 25 anni

Il triste anniversario. Venticinque anni cancellano tante cose, ma non il dolore. Franco e Matilde Lanzino s’aspettano una parola di verità sulla tragedia che li ha travolti. Hanno sopportato la celebrazione di due processi e combattuto con tutte le loro forze perché l’assassinio dell’adorata figlia, Roberta, non cadesse nell’oblio. Domani un motoraduno, un corteo e un convegno organizzati da “Libera” ricorderanno la studentessa stuprata e uccisa nel pomeriggio del 26 luglio del 1988, lungo la strada che pigramente digrada da Falconara Albanese verso il mar Tirreno. Roberta sarà pure ricordata durante una messa celebrata nella chiesa di Sant’Antonio di Rende dall’arcivescovo di Cosenza, monsignor Salvatore Nunnari. Il dibattimento istruito contro uno dei presunti autori del delitto riprenderà invece il 15 ottobre. I tempi si dilatano, la giustizia in Italia funziona così. Matilde e Franco sanno già quanto faticoso e imprevedibile sia un processo. Le asprezze dei dibattimenti le hanno conosciute durante le fasi giudiziarie che coinvolsero i cugini Giuseppe, Rosario e Luigi Frangella, imputati del feroce delitto e poi assolti con sentenza passata in giudicato. Ogni udienza del nuovo processo è perciò per loro una prova di grande coraggio.

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