Martedì, 18 Settembre 2018
"SONO UN UOMO MORTO"

Un pentito racconta
la 'ndrangheta al Nord

'ndrangheta, sono un uomo morto, Calabria, Archivio, Cultura

Esce oggi nelle librerie di tutt'Italia "Sono un uomo morto", per Chiarelettere, un libro sconvolgente in cui parla il pentito che ha svelato i segreti della 'ndrangheta al Nord, soprattutto a Torino e in Piemonte. 

Autori sono Federico Monga e Rocco Varacalli. Federico Monga vive a Napoli dove, dal luglio del 2010, e' vicedirettore del quotidiano "Il Mattino". Ha lavorato per "l'Unità", "La Provincia Cosentina", il "Giornale del Piemonte" e "La Stampa". Rocco Varacalli, nato a Natile di Careri (Reggio Calabria) nel 1970, affiliato alla 'ndrangheta dal 1994, ha trafficato droga per vent'anni, a partire dal 1987. Dopo l'arresto, nel 2006, ha deciso di pentirsi e di collaborare con la giustizia. Padre di quattro figli, arrestato sette volte e condannato a 17 anni in Cassazione come mandante di un omicidio, ha vissuto in località segrete. Ora è detenuto nel carcere di Torino. Dice Varacalli - che ha dedicato il libro al procuratore Bruno Caccia, assassinato dalla 'ndrangheta a Torino, e a Giancarlo Caselli ''che ha piegato la 'ndrangheta nel capoluogo piemontese'' - di avere condiviso la cella con "gente del calibro di Rosario Barbaro, i Trimboli, i Nirta, i Morabito, che mi hanno confidato omicidi, estorsioni, intrighi con la politica e l'economia. Le ditte calabresi hanno operato in tutti i business più importanti: la ferrovia ad alta velocità, la nuova autostrada Torino-Milano, le Olimpiadi invernali del 2006, il porto di Imperia, solo per citare gli affari più clamorosi".

 Varacalli ha avuto il merito di aprire agli inquirenti il 'libro' della 'ndrangheta al nord e ''Sono un uomo morto" è la storia della persona che per prima ha raccontato l'infiltrazione della criminalità organizzata calabrese nel Nordovest d'Italia, in particolare in Piemonte e in Liguria. La sua storia è una vera e propria epopea criminale che inizia in Calabria e finisce a Torino. Nel mezzo scorre una vita violenta, raccontata in prima persona e dall'interno dell'organizzazione. La sua confessione è diventata l'architrave dell'inchiesta Minotauro che nel giugno 2011 ha portato all'arresto di 150 persone e al coinvolgimento di politici, assessori, consiglieri regionali e imprenditori. L'Alta velocità, i cantieri delle Olimpiadi invernali a Torino, la costruzione del centro commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino), il porto di Imperia. 

E poi il traffico internazionale di droga dall'America del Sud all'Europa e alle grandi città dell'Italia del Nord, passando per l'Africa. Varacalli ha raccontato tutto: la scelta di pentirsi, le pressioni della famiglia, il disconoscimento, le minacce, le stragi e gli omicidi. E come funziona l'organizzazione. La sua testimonianza, giudicata attendibile da almeno due sentenze, è drammatica. I processi vanno avanti e Varacalli continua a definirsi "un morto che cammina".

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