Venerdì, 21 Settembre 2018
SPEZZANO ALBANESE

Lo spaccio era un
affare di... famiglia

di
spezzano albanese, Calabria, Archivio

Tutto cominciò in una tiepida sera di luglio di tre anni fa. La vita d’un ragazzo fu miracolosamente ripresa in ospedale, a Castrovillari. «Overdose da cocaina» scrissero i medici a referto. Uscito dal coma, i poliziotti del Commissariato lo interrogarono e lui parlò, raccontò quel suo calvario iniziato con l’acquisto d’una dose a Cassano. Poi, si spostò allo Scalo di Spezzano Albanese e lì si fece quella roba che gli provocò il malore. Droga killer, tagliata con schifezze. Gli agenti avevano già messo le mani su alcune partite di cocaina sintetica. Sostanza di scarsa qualità che i chimici della ’ndrangheta ricavavano tagliandola con anfetamine. Il vicequestore Giuseppe Zanfini diede ordine ai suoi uomini di dare la caccia ai mercanti che con quel prodotto a basso prezzo stavano inondando la provincia. E per quasi tre anni, i detective della Sezione di pg, guidati dall’ispettore Rocco Botta, hanno studiato il business gestito da un esercito di pusher e da piccoli trafficanti in rapporti di parentela coi boss. Ma il crimine organizzato non c’entra con l’inchiesta “Strade ferrate” che, invece, esplora la realtà dello spaccio al dettaglio, quello delle dosi comprate e vendute nell’area dello Scalo, trasformata in un gigantesco supermerket all’aperto. Tanta roba cacciata dalla stessa famiglia, fratelli, sorelle, cugini, nipoti e zii, tutti della stirpe degli Abbruzzese, uno dei casati più potenti della ’ndrangheta cosentina. E indagando su questa rete familiare di ipotetici spacciatori gl’investigatori del questore Alfredo Anzalone hanno scoperto che col “pane degli zingari” si nutrivano in tanti. Gente che, approfittando soprattutto del disagio sociale, metteva insieme una montagna di quattrini. Il fianco scoperto dello spaccio era al confine tra i comuni di Castrovillari e Spezzano Albanese. Era lì che batteva il cuore malato di questo grande comprensorio, tra piccoli e grandi comuni che dai monti del Pollino s’allargano verso la Valle dell’Esaro e la Piana di Sibari, fino a sfiorare lo Ionio. Un grande mercato dello spaccio sul quale vigilavano “vedette” e “volanti”. In tanti erano assunti per ascoltare ogni sospiro di quella terra, gente che aveva il compito di avvisare se in zona si presentavano gli “sbirri”. Un quartiere-fortino tutelato a distanza da ronde che muovendosi in auto perlustravano ogni angolo di quel chilometro quadrato mantenendo i collegamenti via telefono. Le “volanti” si muovevano dallo Scalo verso la Statale e segnalavano ogni genere di rischio. Se da quelle parti arrivava una pattuglia della polizia o dei carabinieri, allora il “nego - zio”chiudeva e riapriva solo dopo lo scampato pericolo. Un sistema che avrebbe assicurato guadagni da capogiro per gli Abbruzzese, tutta gente apparentemente nullatenente, disoccupata e senza reddito. Gl’inquirenti hanno calcolato introiti da capogiro generati da 200-300 cessioni di droga quotidiane. La svolta è arrivata la scorsa estate quando, i poliziotti sono riusciti a violare il sistema di protezione e hanno piazzato delle microtelecamere puntate in via del Torrione, allo Scalo di Spezzano. Una tecnica d’intelligence che ha consentito agli “007” del Commissariato castrovillarese di filmare tutte le fasi dello spaccio. In pochi mesi gli agenti hanno messo le mani su 600 dosi di eroina e 50 di cocaina, roba in parte sequestrata ai tossicomani subito dopo l’acquisto. La trama investigativa racconta anche di sequestri notturni di droga prelevata dai poliziotti nei nascondigli ritenuti “sicuri” dai pusher. “Am - manchi” che generavano puntualmente risse all’interno del gruppo di pusher.

L’ordinanza cautelare

Il gip del Tribunale di Castrovillari, Carmen Ciarcia, ha emesso, su richiesta del procuratore capo Franco Giacomantonio e del pm Silvia Fonte-Basso, una ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere nei confronti di nove persone, tutte residenti nell’area dello Scalo ferroviario di Spezzano Albanese.

Nino Abbruzzese, nato il 31 gennaio 1979;

Nicola Abbruzzese, nato il 6 agosto 1966;

 Cosimo Abbruzzese, nato il 2 luglio del 1970;

Leonardo Abbruzzese, nato il 5 marzo 1961;

Francesco Abbruzzese, nato il 20 gennaio 1993;

Celestino Abbruzzese, nato il 23 settembre 1990;

Antonio Abbruzzese, nato il 2 ottobre 1988;

Antonio Abbruzzese, nato il 16 gennaio 1994;

Mario Abbruzzese, detto “Mimmo”, nato il primo gennaio 1966.

Nell’inchiesta è coinvolto anche un diciassettenne la cui posizione è stata stralciata e inviata alla Procura dei minori di Catanzaro

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