L’inascoltato appello per un sacrosanto diritto alle cure dei cittadini ha finito per alimentare l’esodo dei nuovi profughi del sistema sanitario. Una migrazione che da più di vent’anni segue rotte convergenti verso le strutture d’eccellenza della Lombardia, del Veneto e delle altre terre virtuose del Centro-Nord. Del resto, dopo il crollo nel biennio della pandemia, le spese per la mobilità passiva sono tornate a girare intorno ai 300 milioni di euro per una Calabria che continua a rimanere ai margini nell’offerta di terapie e assistenza. L'articolo completo è disponibile sull'edizione cartacea e digitale