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Sindacato carabinieri Calabria, si dimette la segreteria: polemica con la direzione nazionale

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Una scommessa: la creazione di un sindacato all’interno dell’Arma. Mai tra i carabinieri ha agito una forza sindacale sullo stile di quelle già attive all’interno di altre strutture dello Stato impegnate nel settore investigativo e dell’ordine pubblico. Una scommessa perduta però quasi subito in Calabria, almeno a sentire i rappresentanti regionali, tutti dimissionari in blocco.

L’intera segreteria territoriale ha lasciato, infatti, il Nuovo Sindacato Carabinieri ad appena sette mesi dalla elezione. La ragione? Una polemica al fulmicotone innescata con la direzione nazionale. Leggere per credere.

Ecco cosa scrivono gli ormai ex responsabili Amedeo Di Tillo, Alessandro De Rango, Fabio Altomonte e Daniele Morello: «Avevamo creduto in questa organizzazione fin dall’inizio. Lo avevamo fatto quando ancora il Nuovo sindacato carabinieri doveva nascere e prendere forma, senza nessuna garanzia sul futuro, senza avere mai chiesto posti - di lavoro, potere o responsabilità, poco cambia -. Abbiamo creduto in questo progetto spinti dalla volontà di creare le condizioni, all’interno dell’Arma dei carabinieri, affinché tutti i militari potessero svolgere il loro lavoro con serenità, sentendosi tutelati e protetti da una organizzazione che doveva avere come unica sua finalità il benessere del personale e il miglioramento delle condizioni di lavoro».

«Ebbene, dopo neanche sette mesi dalla nascita del NSC dobbiamo considerare terminata, con nostro grande rammarico, questa esperienza sindacale per il venir meno delle più elementari condizioni di agibilità e democrazia all’interno dei gruppi dirigenti. La decisione di interrompere il rapporto» continuano gli ex rappresentanti sindacali «è stata presa in virtù delle decisioni assunte dai vertici nazionali dell’organizzazione e inerenti la nomina di un dirigente calabrese del sindacato adottata senza un preventivo confronto con gli organismi territoriali democraticamente e liberamente nominati».

Infine la chiosa amara, riferita più in generale alle difficoltà incontrate all’interno del Corpo militare. «Il cammino per una reale ed effettiva sindacalizzazione dell’Arma dei carabinieri è un processo avviato e inarrestabile. Rimangono però da vincere sacche di resistenza all’interno della scala gerarchica che fatica a riconoscere i sindacati quali interlocutori di pari livello e, cosa forse ancora più importante, occorre trovare il modo di formare una classe dirigente sindacale libera da condizionamenti e questioni di piccolo cabotaggio e capace di affrontare e vincere le sfide impegnative che l’Arma dei carabinieri ha davanti a sé».

Appena si è creata la possibilità reale di istituire un sindacato militare all’interno della Benemerita, venne chiamato a presiederlo uno degli ufficiali più conosciuti dall’opinione pubblica nazionale: Sergio De Caprio, il “capitano Ultimo”, l’autore dell’arresto del corleonese Totò Riina. Pure De Caprio, tuttavia, ha poi lasciato l’incarico in fortissima polemica con il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Nistri. Oggi il “capitano Ultimo” è assessore regionale all’Ambiente nella giunta guidata da Jole Santelli.

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