
La Calabria è inclinata su di un fianco. Questo Sud del Sud dell’Italia fatica a restare in piedi su una zolla del Paese che continua a restringersi. Ogni anno l’esodo dei giovani ne porta via un pezzo. Sono, soprattutto, i comuni più piccoli che si svuotano in fretta. Ragazze e ragazzi rimasti senza prospettive fuggono. Vanno via e non tornano più. Qui (ma vale per il resto dell’Italia), del resto, manca un vero disegno politico per dare speranza alla nostra meglio gioventù. E così le disuguaglianze tra cittadini e territori restano e i ragazzi emigrano. L’Unical sta provando a generare un movimento di rientro dei cervelli calabresi. Un buon inizio ma da sola l’università non potrà assorbire tutti i figli di questa terra.
E così, la Calabria rischia di appassire dentro stime future che seguono il filo di un andamento costante che spinge verso una crisi demografica ormai irreversibile. Poche culle, invecchiamento dei residenti, fuga degli under 40. Del resto, la Calabria, insieme alla Basilicata, è la regione italiana con il più alto tasso di emigrazione giovanile. Ed è un po’ il destino di tutti i paesi più piccoli del Sud, disabitati e abbandonati. Il senso di solitudine crea sconforto tra la gente più anziana costretta a restare in una terra dove i servizi essenziali sono a rischio. E non è solo il diritto alle cure e all’assistenza a non essere garantito. Qui, ad esempio, spostarsi con un mezzo pubblico diventa spesso una impresa straordinaria. Per non parlare di uno sportello bancomat o della linea internet.
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