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Ventiquattro ore per raggiungere oltre 280 firmatari che si aggiungono ai ventitré di partenza di un documento che in ventidue proposte riassume un Manifesto per la democrazia delle cure in Calabria.
L’azione sociale, sanitaria, culturale e collettiva parte ancora una volta da Comunità Competente (una rete informale di oltre 90 associazioni di pazienti, fondazioni, comitati di cittadini) che dal 2019 è presidio e rete di aggregazione sull’intero territorio regionale e monitora, dati e bilanci economici e sociali alla mano, la condizione della Sanità Calabrese.
Nell’incipit che porta poi alla proposta, le componenti firmatarie di Comunità competente scrivono: «In Calabria c'è bisogno di una direzione che guardi concretamente a soluzioni per la nostra travagliata sanità regionale che non possono esaurirsi nel chiedere più personale e maggiori finanziamenti, anche se nel riparto del Fondo Sanitario Nazionale siamo danneggiati perché le Regioni forti (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana) non vogliono tener conto, in sede di Conferenza Stato-Regioni, della "deprivazione sociale" ovvero della povertà che è un potente "determinante sociale della salute; inoltre, come ci ricorda Gianfranco Viesti, "la media annua degli investimenti pubblici nella sanità è stata di 77 euro per abitante nel Nord-Est (184 euro a Bolzano) e di 25 euro nel Sud Continentale (in Calabria 16 euro)"».
«È necessario – scrivono - che le Forze Politiche s'impegnino ad abrogare in Parlamento il tetto delle assunzioni normato nel 2004 che stabilisce che le Regioni possano assumere tenuto conto della spesa del 2004 ridotta dell'1,4%! Non può prevalere una visione economicistica della tutela della salute che per noi è un " Bene Comune"! E' necessario modificare il paradigma culturale della sanità che valorizzando la "medicina di prossimità e d'iniziativa" permetta alla spedalità di curare gli acuti e di fare ricerca non surrogando la medicina territoriale».
«Abbiamo la grande opportunità del PNRR (che, come Comunità Competente, monitoriamo continuamente) - concludono - che prevede la costruzione di una filiera positiva costituita da: "Le prime cure a domicilio", "Le Strutture Sanitarie Intermedie" e " Gli Ospedali", senza dimenticare la " Prevenzione" che pone al centro " Il Distretto 2.0 luogo d'incontro tra le " Reti Formali e le Reti Informali costituite, queste ultime, dal Volontariato, dal Terzo Settore, dalle Parrocchie, dai Centri Sociali e da altri luoghi di aggregazione". Bisogna valorizzare una sanità "inclusiva", una sanità dei cittadini che ponga fine a logiche autoreferenziali in cui ognuno , come Narciso, si specchia».
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