Lunedì, 15 Agosto 2022
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CUSTODIE CAUTELARI

Sequestrarono agenti in carcere a Melfi: 29 arresti, 8 sono pugliesi. Ordinanze in Calabria

TuttI gravemente indiziati di aver preso parte attiva alla grave rivolta del 9 marzo del 2020 nella casa circondariale lucana, nel contesto dei moti di protesta contro le misure restrittive imposte dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per il contenimento dell'emergenza da coronavirus

La Polizia di Stato di Potenza ha eseguito un'ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere nei confronti di 29 persone, tutte gravemente indiziate di aver preso parte attiva alla grave rivolta del 9 marzo del 2020 nella casa circondariale di Melfi, nel più ampio contesto dei moti di protesta contro le misure restrittive imposte dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Durante la rivolta personale sanitario e diversi agenti della Polizia penitenziaria, in servizio nell'istituto melfitano, rimasero sequestrati per circa nove ore. Nell'ambito dello stesso procedimento, l'ordinanza cautelare era stata già eseguita nel mese di settembre dello scorso anno nei confronti di altri undici detenuti che non avevano proposto ricorso per Cassazione e che l'ulteriore esecuzione ha avuto luogo a seguito dei rigetti e delle dichiarazioni di inammissibilità, da parte della Suprema Corte di Cassazione, delle impugnazioni proposte. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, attraverso una attenta e meticolosa ricostruzione di tutte le fasi della protesta hanno permesso di risalire all'identità di tutti i detenuti di cui, ferma restando la presunzione di non colpevolezza, allo stato, si ipotizza il coinvolgimento a vario titolo nella grave sommossa, durante la quale personale sanitario e diversi agenti della Polizia penitenziaria, in servizio presso l'istituto melfitano, rimasero sequestrati per circa nove ore. Grazie all'immediato intervento delle Autorità di Pubblica Sicurezza e al dispositivo delle Forze dell'ordine fatto convergere sul posto, nonché all'impegno profuso dalla Polizia Penitenziaria di Melfi, fu possibile pervenire alla liberazione degli ostaggi riconducendo i facinorosi nelle camere detentive, a seguito di una lunga trattativa durante la quale i fautori della sommossa avevano provveduto anche alla stesura di un documento di richieste e rivendicazioni.

Ordinanze anche in Calabria

La presenza sul posto di personale specializzato in indagini antimafia della Polizia di Stato, ha permesso in sinergia con la Polizia Penitenziaria del carcere di Melfi, di pervenire nell'immediatezza dei fatti e già nel corso della notte all'acquisizione di una serie di elementi indiziari che, all'esito degli ulteriori approfondimenti investigativi, hanno portato la Direzione Distrettuale Antimafia a contestare i reati di sequestro di persona a scopo di coazione e di devastazione, per i quali è già stata formulata richiesta di rinvio a giudizio dinnanzi al Giudice dell'udienza preliminare di Potenza. L'esecuzione ha avuto luogo nelle province di Potenza, Bari, Crotone, Reggio Calabria, Napoli, Perugia, Livorno, L'Aquila, Oristano, Cuneo, Catanzaro, Agrigento, Palermo, Udine, Siracusa e Catania. L'operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Potenza, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato ed il supporto e la collaborazione dei Reparti della Polizia Penitenziaria.

Arrestati anche 8 pugliesi

Ci sono anche 8 pregiudicati pugliesi fra le 29 persone colpite da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita questa mattina dalla Polizia di Stato di Potenza per aver preso parte alla rivolta del 9 marzo del 2020 nella Casa circondariale di Melfi. Durante la sommossa personale sanitario e diversi agenti della Polizia penitenziaria, in servizio nell'istituto melfitano, rimasero sequestrati per circa nove ore. Si tratta di Luigi Biscotti (appartenente al clan mafioso Sinesi di Foggia), dei bitontini Giovanni Stellacci, Michele Cassano e Mario D'Elia (quest'ultimo esponente di spicco del clan Conte), Domenico De Feudis (rapinatore di Molfetta), Massimiliano Marini (con precedenti per armi e droga), Giuseppe Milloni (esponente del clan Strisciuglio di Bari), Massimo Perdonò (affiliato al clan Moretti-Romito di Foggia e coinvolto nell'agguato per vendicare la morte del boss nella strage di San Marco in Lamis dell'agosto 2017).
Altri quattro detenuti pugliesi, tra i quali Emanuele Fiorentino, uno dei killer di Giuseppe Mizzi (vittima innocente di mafia, ucciso nel quartiere Carbonara di Bari nel marzo 2011), erano già stati arrestati a settembre 2021 per la rivolta. Per altri due, il narcotrafficante barlettano Savino Albanese e il pregiudicato terlizzese Roberto Dello Russo, i giudici hanno ritenuto cessate le esigenze cautelari.

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