Martedì, 18 Maggio 2021
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LA RIFLESSIONE

Caccia e pesca in Calabria, Spirlì bacchettato dal Wwf

Il commento: “La solita scusa è quella della prevenzione dei danni all’agricoltura che con la prevenzione del virus non c’entra niente”

L'ultima ordinanza non è piaciuta ai rappresentanti del Wwf Calabria che hanno manifestato indignazione in seguito alle decisioni assunte, in tema di caccia e pesca, dal presidente facente funzioni Nino Spirlì. «Dopo la diretta Facebook in cui si alternavano annunci di bandi regionali e apprezzamenti a “melanzane ripiene”, “pipi e patate” e via degustando», affermano, «il presidente facente funzioni ci regala un’altra ordinanza delle sue. Ebbene, in una Calabria disastrata, con cittadini costretti a morire nelle ambulanze dopo 20 ore di attesa, il nostro Governatore trova finalmente le misure efficaci per “la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019”, vale a dire: l’attività di caccia di selezione al cinghiale, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva. È questo l’oggetto dell’ordinanza n.26 del 14 aprile 2021 che reca la sua presidenziale firma.
Dopo ben quattro pagine fitte fitte di richiami ai vari Decreti Legge e Dpcm in materia di “proroghe dello stato di emergenza”, “contenimento e prevenzione dell’epidemia” e “per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus”, quando ci si aspetta chissà quale rivoluzione nello sfascio del sistema sanitario calabrese e l’aumento delle vaccinazioni (ultimi in Italia), ecco arrivare la soluzione geniale: consentire la caccia di selezione al cinghiale, l’addestramento dei cani e la pesca sportiva, anche al di fuori del proprio comune  persino dopo le ore 22! Cioè dopo l’inizio del coprifuoco che invece tutti i mortali cittadini calabresi sono obbligati a rispettare.
La solita scusa è quella della prevenzione dei danni all’agricoltura (che con la prevenzione del virus non c’entra niente) e dell’incolumità pubblica, dimenticando che anni e anni di continui ricorsi alle fucilate hanno giovato non agli agricoltori, ma solo a chi, per rimanere in tema culinario, si porta a casa cosciotti e costate. Quanto all’incolumità, alla Regione dovrebbero ricordare che in Calabria si sono verificati ben 9, tragici, incidenti mortali di caccia tra settembre 2019 e dicembre 202».

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