Mercoledì, 27 Marzo 2019
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'NDRANGHETA

Gioia Tauro, per il pentito Trunfio è Antonio Piromalli il mandante dell'omicidio Molè

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Francesco Trunfio, nuovo collaboratore di giustizia reggino

È ormai diventata una specie di ossessione per i magistrati della Procura antimafia di Reggio Calabria. L'omicidio di Rocco Molè, avvenuto il 1. febbraio del 2018, resta il “grande mistero”, un rompicapo che nonostante gli undici anni passati dal delitto, i molti picciotti dei clan della città del Porto che hanno saltato il fosso e le diverse inchieste che la Dda ha portato contro le potenti cosche di Gioia Tauro, non è stato ancora risolto.

Dell'omicidio dell'allora reggente dalla cosca Molè ha parlato, in uno dei suoi verbali, l'ultimo collaboratore di giustizia di Gioia Tauro, Francesco Trunfio. Il giovane soldato della cosca Piromalli ne ha discusso con il sostituto procuratore della Dda reggina Giulia Pantano. E il magistrato ha chiesto e ottenuto l'acquisizione di quelle dichiarazioni, finora secretate, nel processo denominato “Provvidenza”, procedimento contro il clan Piromalli e nel quale Trunfio è stato condannato in primo grado dal gup distrettuale a 12 anni e quattro mesi in primo grado.

Trunfio, quindi, sarebbe venuto a conoscenza, da Domenico Stanganelli, nipote di Rocco Molè e personaggio di primo piano dell'omonima cosca, del tentativo di rispondere all'omicidio di Rocco Molè. Secondo il racconto di Trunfio, quindi, Stanganelli avrebbe individuato nei due esponenti del clan fino a poco tempo alleato i colpevoli dell'uccisione di Rocco Molè. «Stanganelli - sottolinea Trunfio - era andato ad assassinare Mommino Piromalli, accompagnato da Vincenzo Palumbo detto “u pitteraru”, appartenente alla cosca Molè».

E il giovane collaboratore non pare avere dubbio su chi sia stato a dare l'ordine di uccidere il reggente del clan Molè. «L'ordine chiaramente - prosegue Trunfio - era partito da Antonio Piromalli, per via delle frizioni sorte tra i Piromalli e i Molè per via del centro commerciale Annunziata».

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