Mercoledì, 19 Dicembre 2018
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L'INCHIESTA

Ambulanze ferme e servizi ai privati, l’accordo con le officine nell'inchiesta sull'Asp a Lamezia

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L’ospedale di Lamezia al centro dell’inchiesta Quinta Bolgia

Non era un caso se per riparare un guasto banale bisognasse aspettare giorni e giorni, né quando lo stesso veicolo tornava in officina a tempo di record. E non lo era neppure quando frotte di autisti facevano in modo di essere dichiarati inidonei alla guida, esibendo appositi certificati medici ai vertici dell’Asp.

Non era il destino cinico e baro a mettere i bastoni fra le ruote delle ambulanze dell’Azienda sanitaria, ma una strategia ben precisa per favorire la “Croce Rosa” di Putrino, la ditta al centro del sistema truffaldino ricostruito dalla Guardia di Finanza nella maxi-inchiesta “Quinta Bolgia” sfociata in 22 arresti e nella nomina di una commissione d’accesso all’Asp.

Come riporta la Gazzetta del Sud in edicola, montagne e montagne di carte sono finite agli atti dell’indagine, faldoni su cui la Dda ha costruito decine di capi d’imputazione contestati non soltanto ai vertici dell’Azienda sanitaria ma anche a politici e imprenditori privati.

Le cosche lametine avrebbero messo le mani su una serie di servizi all’ospedale e sulla gestione del servizio ambulanze. E su quest’ultmo fronte la Guardia di Finanza ha lavorato per anni.

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