Martedì, 19 Gennaio 2021
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ARRESTI E SEQUESTRI

Mafia e scommesse, le mani dei "rampolli" della 'ndrangheta sul gioco online

C'erano i "rampolli" emergenti di alcune delle principali cosche della 'ndrangheta di Reggio Calabria dietro l'organizzazione criminale che aveva messo le mani sul mercato delle scommesse on line e che ieri ha portato a decine di arresti e ad un sequestro da circa un miliardo di euro fra la Calabria e la Sicilia.

Secondo quanto emerso dall'inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria vi erano Danilo Iannì, Domenico Tegano e Francesco Franco. Grazie a questo accordo, l'accordo poteva sfruttare i caratteristici metodi di un'associazione mafiosa, la forza di intimidazione e la condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, per commettere delitti e per acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o il controllo di attività economiche illegali.

Tegano e Franco, per realizzare i propri progetti, si sono avvalsi a loro volta del peso criminale dei rispettivi padri: Pasquale Tegano, vertice dell'omonima cosca, più volte condannato per associazione mafiosa, e Roberto Franco, capo dell'omonima 'ndrina operante nel rione Santa Caterina di Reggio e aderente al sodalizio che fa capo alle famiglie De Stefano-Regano coinvolto recentemente nell'operazione denominata "Sistema Reggio" ed attualmente detenuto.

E sono proprio le nuove leve delle cosche, secondo l'accusa, ad avere organizzato, nel 2016, una manifestazione icastica di appartenenza alla 'ndrangheta, un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Polsi a San Luca, in Aspromonte, evocativo di una ritualità tipica della 'ndrangheta.

In occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Polsi, infatti, il Santuario è stato per decenni il luogo individuato dalle varie 'ndrine per stringere alleanze e per progettare strategie criminali.

Un pellegrinaggio che per gli investigatori assume un particolare significato dal momento che viene anche definito il percorso da seguire che prevede inizialmente un passaggio, in segno di rispetto, davanti alle carceri di Reggio Calabria "San Pietro" e "Arghillà" nonché nei pressi dell'abitazione di Roberto Franco.

Analoga attenzione viene posta alle modalità di trasporto ed ai partecipanti: è stato utilizzato un autocarro scoperto allestito con un'impianto di amplificazione e generatore elettrico, ed invitati soggetti ritenuti idonei a partecipare all'evento, precisando che avrebbero preso parte esponenti delle "locali" di Archi, Condera e Cannavò. "..facciamo il triangolo delle bermuda Archi, Condera e Cannavò .." dice uno degli indagati intercettato.

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