Giovedì, 25 Aprile 2019
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La Calabria è nella morsa dell’amianto

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La Calabria è nella morsa dell’amianto

Cosenza

Leggi, regolamenti e ordinanze finora non sono stati sufficienti: in Calabria l’amianto (la cui produzione e commercializzazione è stata messa al bando in Italia nel 1992) continua a essere la causa di patologie importanti, spesso fatali per chi ne rimane vittima.

Nemmeno la svolta rappresentata dall’approvazione in Consiglio regionale (nel dicembre 2016) del Piano per lo smaltimento e la bonifica di questo pericoloso materiale si è rivelata decisiva.

L’azione di finanziamento delle bonifiche, inserite nel Prac, procede molto a rilento con conseguenti ricadute negative sulle attività di scarto dell’amianto sia dagli edifici pubblici che da quelli privati.

«La Regione – attacca Giuseppe Infusini, responsabile della sezione cosentina dell’Osservatorio nazionale amianto – ha il dovere di dare seguito a quanto scritto nel Piano, trovando i fondi da mettere a disposizione per liberare finalmente i nostri luoghi di lavoro e di vita dall’amianto e fornendo le direttive per la raccolta delle piccole quantità di questa sostanza».

I dati dell’ultimo telerilevamento portato avanti dalla Regione e consegnato ai Comuni nel 2016 sono preoccupanti: in Calabria ci sono oltre 10,7 milioni di metri quadrati di coperture in eternit. Volendo semplificare si potrebbe affermare che sulle spalle di ogni calabrese “gravano” circa 5,46 metri quadri di amianto. Nella graduatoria stilata dalla Regione non mancano casi singolari. A Santa Caterina Albanese, nel Cosentino, è stata calcolata una media di 12,4 mq di materiale a rischio per ogni abitante. Ancora peggio va a Torre di Ruggiero, nel Catanzarese, dove la concentrazione di amianto è di oltre 30 mq per residente. Altri casi anomali sono stati registrati ad Acquaro, nel Vibonese, con 21,6 mq per abitante, a Laureana di Borrello, nel Reggino, con 15,7 mq e a Cirò Marina, nel Crotonese, con 13,1 mq. Legambiente, in un report presentato nelle scorse settimane, ha contato sul territorio nazionale almeno 370.000 strutture con presenza di amianto in 15 regioni. Al questionario inviato dall’associazione non hanno risposto Abruzzo, Calabria, Liguria, Molise, Toscana e Umbria.

In ogni caso, le alte concentrazioni di questa sostanza sono alla base dei 112 casi di mesotelioma (una forma aggressiva di tumore focalizzato sul tessuto che riveste i polmoni) registrati tra il Pollino e lo Stretto, dal 2005 ad oggi, dal Centro operativo regionale (Cor) dei casi di neoplasia con sospetta origine professionale. Attualmente il Cor ha la sua sede scientifica presso l’unità operativa di Anatomia patologica dell’Asp di Crotone ed è diretto da Federico Tallarigo.

Teoricamente sarebbe uno strumento fondamentale per il censimento e l’analisi delle situazioni di rischio in questa terra, ma il funzionamento della struttura va avanti a singhiozzo da quasi tre lustri. «Mancano risorse e personale – spiega Tallarigo –. Basti pensare che posso contare solo sull’apporto di un collaboratore e che la sede è stata ricavata “sottraendo” una stanza al reparto che guido». A questo si aggiunge la mancanza di una rete efficace in grado di approfondire le modalità di esposizione ad amianto dei soggetti ammalati.

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