Martedì, 16 Ottobre 2018
CATANZARO

Operazioni sospette, ancora poche segnalazioni

di
calabria, danca d'italia, uif, Calabria, Archivio
Operazioni sospette, ancora poche segnalazioni

Nella regione a più alta densità mafiosa di tutta Europa le segnalazioni di operazioni sospette alla Banca d’Italia continuano ad essere scarse, anche se in lieve aumento. Si possono leggere così i dati recenti pubblicati dall’Unità d’informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia riguardo le annualità 2015 e 2016 (si tratta dell’ex Ufficio italiano cambi).

Il 78% di questi movimenti anomali di grosse quantità di denaro riguarda il riciclaggio, che può avvenire in modi diversi, ma lo scopo è sempre quello di nascondere risorse spesso di natura illecita sia per non spiegarne la provenienza (droga, prostituzione, traffico di immigrati), sia per sfuggire al fisco.

La Calabria nella classifica nazionale si trova in posizione medio-bassa. Le regioni del Sud che la precedono sono Campania e Puglia. Da banche e uffici postali calabresi nel 2015 sono arrivate 2.034 segnalazioni sospette, l’anno dopo aumentate a 2.197. Un centinaio in più, con un aumento percentuale del 4,6%, ma si tratta di una crescita così ridotta da poter sembrare “sospetta” essa stessa. Dalla provincia di Crotone nel 2016, secondo l’Uif, è arrivata la maggior parte di anomalie attenzionate, che fa aggregare il Crotonese nella terza fascia (da 140 a 169 segnalazioni nell’anno); seguono Reggio e Catanzaro in quarta fascia (da 110 a 139), e Cosenza (da 80 a 109). Ultima la provincia di Vibo Valentia inserita nella penultima fascia (da 50 a 79).

L’ufficio intelligence della Banca d’Italia fornisce solo una quantificazione complessiva del giro nazionale sospetto: 97 miliardi movimentati così nel 2015, 88 miliardi l’anno successivo. Ma per rendere un’idea del sommerso finanziario pubblica i dati degli scambi di bonifici con paesi a fiscalità privilegiata. Dalla Calabria in paesi come la Svizzera e Hong Kong sono partiti 49 milioni di euro nel solo 2016, e nello stesso anno sono arrivati 91 milioni sempre dagli stessi paesi “off shore”. E non si riesce ad immaginare possano trattarsi soltanto di rimesse di emigrati all’estero.

L’articolo completo potete leggerlo nell'edizione cartacea

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