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Tracce di sangue nell’auto dell’uomo sparito

Damiano Oriolo è sparito col telefonino e la pensione

Cosenza

Il riassunto di tre settimane di ricerche è condensato nell’infruttuosa ultima battuta coi cani molecolari. Venerdì e sabato la polizia ha portato i suoi “superinvestigatori a quattro zampe” anche nei terreni di Lappano, a caccia d’una traccia che portasse a Damiano Oriolo. Un tentativo che è sfumato davanti all’evidenza dei fatti. Un inutile inseguimento all’indizio che non s’è trovato, neanche lì, nell’orto del pensionato scomparso misteriosamente, alle porte della Sila. E così l’inchiesta ripartirà da contrada “Carrara” di San Fili, un luogo che sarebbe stato frequentato abitualmente dal settantottenne. Secondo certe voci che risalgono dagli ambienti inquirenti, l’uomo sarebbe stato avvistato spesso in compagnia di donne romene. È lì che Damiano avrebbe risposto, in stato confusionale, all’ultima telefonata dei familiari il 6 aprile intorno alle 21. E sempre lì sarebbe sparito quella sera stessa. Due giorni dopo, in quella stessa radura in mezzo ai boschi dell’Appennino paolano i poliziotti della Mobile hanno trovato la sua auto, un’Opel Astra vecchio tipo di colore grigio con le chiavi ancora inserite nel quadro comandi e la portiera ancora aperta. La vettura era fuori strada.

All’interno, gli agenti hanno repertato una scarpa, un paio di pantaloni arrotolati, la dentiera, il portafogli vuoto, un telefonino completo di sim e tre gocce di sangue: due sul sedile posteriore e una sul battitacchi dello sportello. Liquido ematico sul quale sono in corso accertamenti da parte degli specialisti del gabinetto della polizia scientifica. E, poi, fuori dall’auto hanno trovato l’altra scarpa, gli occhiali da vista e un’altra carta telefonica, anche questa intestata a Oriolo, ma sprovvista di telefonino. Un cellulare che sembrava sparito insieme al suo proprietario. Poi, qualche giorno fa, attraverso il codice Imei (che è il dna degli apparecchi mobili), è stato localizzato in Romania, attivato con una nuova scheda all’interno, una sim che qualcuno aveva acquistato a Cosenza cinque giorni dopo la scomparsa del pensionato. Quella carta è risultata intestata a una donna romena che sarebbe nota agli investigatori perchè in passato era finita nell’inchiesta su una rapina a un pensionato adescato e narcotizzato. Un particolare sul quale si concentrano adesso le attenzioni dei detective del vicequestore Giuseppe Zanfini. Il profilo della donna si adatterebbe perfettamente ai sospetti degli inquirenti. Del resto la pista romena era stata imboccata subito, spianata da quel portafogli vuoto nonostante la pensione appena riscossa da Damiano Oriolo. Ma la storia del pensionato sparito nel nulla continua a riempirsi di misteri. In questo impasto di trame spunta un nuovo enigma: nell’autovettura dell’uomo la polizia non avrebbe rinvenuto impronte. Qualcuno l’avrebbe ripulita. Perchè? Forse per cancellare le prove di un reato?

Focus

Tutte le tracceportano a San Fili

Tutte le tracce di Damiano Oriolo portano in contrada “Carrara” di san Fili. E portano in quello spiazzo dove sono stati rinvenuti la sua auto e gli effetti personali. Ma in quello spiazzo le tracce del settantottenne di Lappano cominciano e finiscono. Non c’è niente di lui nel raggio di 200 ettari. Una grande area asplorata con l’aiuto dei cani molecolari della polizia e delle unità cinofile dei vigili del fuoco. Dentro i dirupi sono scesi i finanzieri del soccorso alpino mentre gli operai di “Calabria Verde” hanno eliminato i rovi e gli arbusti. Ma di Oriolo nessuna traccia. Solo tre gocce di sangue rilevate nell’auto e un telefonino scomparso e riapparso misteriosamente in Romania, riattivato da una donna.

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