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Cosenza, due pazienti
morti in poche ore

Cosenza, due pazienti morti in poche ore

Due tragedie. In poche ore. E la stessa scena: l’ospedale dell’Annunziata. Il più grande ospedale dell’alta Calabria è diventata la tomba d’una neonata – Greta Maria – venuta al mondo venerdì e deceduta domenica sera e d’una dottoressa che vi prestava servizio nel reparto di Rianimazione – Maria Barca Garofalo, 60 anni, spirata domenica notte.

Le loro tragiche storie che s’incrociano per colpa d’una sinistra zampata del destino, sono ora al centro di indagini subito avviate dalla procura della Repubblica di Cosenza, diretta da Mario Spagnuolo.

I pm Giuseppe Cozzolino e Domenico Frascino hanno infatti disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche dei due pazienti, sequestrato le loro salme e ordinato l’esecuzione di esami autoptici per individuare la causa dei decessi.

Nell’uno e nell’altro caso sono stati nominati dei consulenti medico-legali che avranno il compito di stabilire cosa sia accaduto e se vi siano responsabilità penali legate a possibili negligenze o imperizie. I genitori di Greta Maria, originari di Acri, hanno sporto denuncia alla Polizia domenica sera; i congiunti di Maria Barca Garofalo hanno presentato un esposto – per il tramite del loro avvocato, Rossana Cribari – a Palazzo di giustizia. Il personale del reparto di Neonatologia ha espresso subito «massima vicinanza» e «solidarietà» ai familiari della piccola. E, poi, ha diffuso un comunicato offrendo una versione dei fatti. Nel testo si legge: «La neonata, nata da madre con diabete gestazionale e rottura prematura delle membrane, alla 37 Settimana da parto spontaneo, ha manifestato sin dalla nascita distress respiratorio che si è progressivamente aggravato, nonostante le terapie con surfattante endotracheale e ventilazione meccanica. Purtroppo non si è avuto alcun miglioramento neanche con la Ventilazione con ossido nitrico, che rappresenta la terapia più moderna ed appropriata in questi casi particolarmente complessi e critici. Certamente un caso complesso ed estremamente difficile da trattare, anche con gli strumenti più aggiornati in dotazione all’Unità di Neonatologia dell’Azienda Ospedaliera. A tutti i medici ed infermieri della Neonatologia resta un forte rammarico, una grande sensazione di impotenza e di dolore, per non essere riusciti a salvare la vita alla neonata, nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e la migliore assistenza garantita alla piccola».

Maria Barca Garofalo, apprezzato medico rianimatore in servizio all’Annunziata, aveva scelto di farsi operare per una cisti ovarica nella sua sede di lavoro. Andare altrove le sembrava quasi un “tradimento”. Eppoi non si trattava certo d’una situazione patologica complicata. Sottoposta ad intervento in laparoscopia, però, è accaduto qualcosa d’imprevisto. Finita l’azione operatoria la sessantenne s’è accorta, infatti, di avere disturbi non riconducibili alla normale condizione post-operatoria. Ed ha chiesto che fossero subito compiute delle verifiche: si sarebbe così scoperto che le era stato perforato l’intestino. La dottoressa è stata perciò sottoposta ad intervento chirurgico ma le sue condizioni sono precipitate a causa, pare, di un infarto intestinale e d’una setticemia. Ricoverata in Rianimazione in coma farmacologico ha poi subito altri tre disperati interventi risultati vani: è morta alle 23,30 di domenica. L’esame necroscopico sulla salma verrà eseguito domani da consulenti della Procura provenienti dall’università di Bari. I magistrati inquirenti hanno identificato il personale medico che ha trattato la paziente ed emesso avvisi di garanzia. Si tratta, ovviamente, di un atto dovuto per consentire la nomina di periti di parte delegati a partecipare all’autopsia.

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