Lunedì, 24 Settembre 2018
IL CASO

Autopsia determinante
per risolvere il
giallo di Saracena

di
giannieri, saracena, Calabria, Archivio
Pasquale Giannieri

L’autopsia decisiva. La procura di Castrovillari ma anzitutto i difensori di Pasqualino Giannieri attendono l’esito dell’esame necroscopico per certificare cos’è successo davvero martedì scorso nell’abitazione di Saracena in cui Giannieri avrebbe ucciso Maria Carmela D’Aquila, 70 anni, mamma dell’ex fidanzata Giuseppina Costanzo, poi colpendo quest’ultima alla testa con un pezzo di legno. Almeno così ha ricostruito la magistratura inquirente castrovillaresi che coordina le indagini col procuratore Franco Giacomantonio e il pm Maria Grazia Anastasia. I legali difensori del cinquantunenne, originario di Roggiano Gravina ma residente da tempo a Saracena, gli avvocati Lucio e Carlo Esbardo, insistono sul ruolo centrale dell’autopsia poiché al momento della morte della signora D’Aquila nell’appartamento c’erano solo lei e Giannieri, perché la signora Costanzo è arrivata solo in un secondo momento, quando la mamma era già morta. A oggi, perciò, gran parte degli elementi probatori sono legati alla ricostruzione della figlia della vittima, oltre che ovviamente agli accertamenti effettuati nell’abitazione del dramma dai carabinieri della compagnia di Castrovillari che sono stati i primi a intervenire nella casa agli ordini del tenente Vincenzo Pappalardo. Pasqualino Giannieri durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi nei giorni scorsi dinanzi al giudice delle indagini preliminari, Annamaria Grimaldi, non ha aperto bocca avvalendosi della facoltà di non rispondere. Proprio durante l’udienza di convalida con annesso interrogatorio di garanzia, al termine della quale il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare tenendo in carcere Giannieri, i suoi legali di fiducia hanno sottolineato che in questa fase delle indagini non c’è ancora nessuna certezza sulle cause della morte della pensionata. Potrebbe anche essere spirata per ragioni naturali, hanno chiarito i due penalisti. La figlia della vittima ha spiegato agli inquirenti che quando è tornata a casa ha trovato Giannieri, con cui ha cominciato a discutere. Quindi l’uomo l’avrebbe colpita alla testa con un bastone, prima di spingerla sul letto e tapparle la bocca con una mano per impedirle di gridare. Quando però s’è accorta che perdeva sangue, le avrebbe tamponato la ferita. Poi si sarebbero addirittura abbracciati. La donna avrebbe chiesto a Giannieri dove fosse la mamma e l’uomo le avrebbe risposto che era uscita. Ma quando il 51enne era andato via, Giuseppina avrebbe girato per casa trovandola sotto il letto ormai senza vita. A quel punto avrebbe lanciato l’allarme chiamando i carabinieri. Inoltre bisognerà trovare riscontri anche al movente ipotizzato nei momenti successivi alla scoperta del cadavere. Cioè il rancore che Giannieri, il quale era noto alle forze dell’ordine per maltrattamenti in famiglia, avrebbe covato nei confronti della signora D’Aquila poiché aveva contrastato la relazione che aveva con la figlia.

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