Venerdì, 21 Settembre 2018
TREBISACCE

Il pensionato è stato
assassinato in casa

di

  I cadaveri, così come il sangue, non mentono mai. La posizione delle macchie ematiche, la loro forma e ampiezza, raccontano sempre la dinamica dei delitti. E la casa in cui il professore Riccardo Chiurco, 72 anni, viveva insieme con la figlia trentottenne Stefania, è piena di sangue. I carabinieri ne hanno individuato intere chiazze usando il “luminol”. La candeggina con cui Stefania ha maniacalmente ripulito i pavimenti non è bastata a cancellare gli effetti del massacro. Le indagini scientifiche consegnano ai magistrati inquirenti, Franco Giacomantonio e Silvia Fonte Basso, due dati inconfutabili. Il primo. L’insegnante di Lettere in pensione è stato ammazzato all’interno dell’abitazio - ne in cui sono stati ritrovati i resti perfettamente sezionati. Il secondo. La vittima è stata prima stordita, forse utilizzando un tranquillante, poi legata con dello spago e, infine, assassinata con una serie di colpi sferrati alla testa con un corpo contundente. La corda con cui sono stati stretti i polsi e le caviglie del docente – secondo i medici legali Caruso e Ricci – è stata utilizzata mentre l’uomo ancora respirava. Come dicevamo i cadaveri, così come il sangue, non mentono mai. E le analisi anatomo-patologiche aiutano a individuare tanti piccoli particolari destinati altrimenti a sfuggire a occhi inesperti. Riccardo Chiurco, come potrebbero rivelare gli esami tossicologici, fu intontito con degli psicofarmaci (largamente presenti nell’abitazione) perché non opponesse resistenza. Sulle mani e lungo gli arti non sono state infatti rilevate ferite da difesa, né tracce di epidermide sotto le unghie come sempre accadde quando qualcuno ingaggia una colluttazione. Dunque, la versione dei fatti resa dalla figlia a magistrati e investigatori non coincide con quanto rivelato dall’autopsia. Di più: anche gli elementi riscontrati sulla scena del crimine smentiscono la donna. Il corpo dell’uomo non poteva trovarsi all’esterno della casa «tagliato in due pezzi e nascosto dentro due buste» come ha dichiarato l’indagata. Non v’è traccia, infatti, di liquido ematico lungo il percorso che Stefania Chiurco dice di aver fatto per portare in casa i resti che poi ha smembrato, ricoperto di calce e borotalco e chiuso in 12 scatole di cartone. Il sangue è, al contrario, diffuso in punti precisi all’interno dell’immobile nessuno dei quali coincide con le due porte che consentono l’accesso al cortile esterno. Ultimo dato. Il Centro d’igiene mentale di Perugia dispose nel 2006 il ricovero della sospetta assassina per «schizofrenia grave». Una patologia dalla quale, forse, non è mai guarita...

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