Martedì, 25 Settembre 2018
'NDRANGHETA

I padrini calabresi
prosperano e
investono al Nord

'ndrangheta, Calabria, Archivio

L’inesorabile scalata della ’ndrangheta. Un dominio economico sancito dalla capacità di produrre enormi introiti non solo in Calabria, ma soprattutto nelle aree più sviluppate del Paese, in particolar modo nel Nord Ovest italiano. È questo uno dei dati messi in evidenza da uno studio che il Centro interuniversitario Transcrime ha svolto per conto del Ministero dell’Interno. La ricerca è stata presentata nel corso di un convegno a cui hanno partecipato l’ex questore di Milano e ora vicecapo della polizia Alessandro Marangoni ed Ernesto Savona, professore dell’Università Cattolica e direttore di Transcrime. Attraverso l’Ipm, l’Indice di presenza mafiosa, s’è scoperto che i guadagni della ’ndrangheta sono ripartiti secondo queste percentuali: il 23% viene prodotto in Calabria, il 21% in Piemonte, il 16% in Lombardia, l’8% in Emilia-Romagna, il 7,7% nel Lazio e il 5,7% in Liguria. Nel solo triangolo industriale Milano-Torino-Genova la criminalità organizzata calabrese realizza quindi il 42,7% dei suoi profitti. Non a caso proprio Milano e Lecco risultano prime province dopo Reggio Calabria per numero di imprese sequestrate. Tra gli investimenti in imprese, le società a responsabilità limitata sono quelle di gran lunga preferite (46,6%), seguite a distanza dalle imprese individuali (25,8%), dalle società in accomandita semplice (14,5%) e dalle società in nome collettivo (8,8%). Le società per azioni sono presenti in misura ridotta (2%). I settori di attività economica privilegiati sembrano essere quelli a bassa tecnologia. Spiccano, in particolare, il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (29,4%) e delle costruzioni (28,8%). Seguono più distanziati gli alberghi e i ristoranti (10,5%) e le attività immobiliari (8,9%). Queste cifre provengono principalmente dall’analisi dei beni confiscati: delle 19.987 proprietà sottratte dalle grinfie dei padrini, il 52,3% è rappresentato da immobili. L’investimento in appartamenti, ville, terreni o intere palazzine sembra dunque essere quello privilegiato dai mafiosi, ma al contempo quello più esposto al rischio di confisca. Ossigeno puro per restituire fiducia e senso di legalità ai cittadini.

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