Domenica, 23 Settembre 2018
CETRARO

Rifiuti radioattivi e
finti naufragi di navi

cetraro, cunsky, Calabria, Archivio

Un vecchio “trucco”. Usato per nascondere un immondo traffico. Un “trucco” adoperato nelle acque del Mediterraneo come in quelle dell'Oceano Atlantico per confondere investigatori pignoli e modernissimi strumenti di ricerca. Lo stratagemma adoperato tra gli anni ’80 e ’90 in giro per i mari del mondo ha il nome di una sostanza apparentemente insignificante: la polvere di marmo. Una sostanza capace di schermare le scorie radioattive. Di limitarne la devastante capacità inquinante durante il
trasporto e di renderle invisibili ai rilevatori durante i controlli nei porti. Una polvere che, dalle carte d’imbarco, risultava custodita in grandi quantità nelle stive di alcune navi affondate in circostanze sospette nel Mediterraneo tra il 1986 e l’88. Tre sono colate a picco in acque internazionali, davanti alle coste calabresi: la “Mikigan” il 31 ottobre
del 1986; la “Rigel” il 21 settembre 1987; e la “Four Star I” il 9 dicembre 1988. La prima era partita dal porto di Marina di Carrara, la seconda pure, la terza, invece, proveniva da Barcellona (Spagna). La “Mikigan” rimase a galla per dodici ore, la “Rigel” per diciotto; l’altra, battente bandiera dello Sri Lanka, finì sui fondali del mar Jonio in
circostanza mai completamente ricostruite e in un punto non individuato.

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