Sabato, 22 Settembre 2018
PETILIA POLICASTRO

Strangolata, chiusa in
un bidone e bruciata

garofalo, venturino, Calabria, Archivio
venturino

Il coraggio di Denise, o forse il rimorso, lo ha spinto a collaborare. Da mesi ha rotto il muro del silenzio Carmine Venturino che sta aiutando gli inquirenti milanesi a fare luce sull’esatta dinamica dell’omicidio di Lea Garofalo, la testimone di giustizia rapita a Milano il 24 novembre del 2009. Poi torturata, strangolata e bruciata. Così sarebbe morta Lea Garofalo secondo Carmine Venturino, ex fidanzato di Denise, figlia della donna e di Carlo Cosco, condannato questi il 30 marzo scorso all’ergastolo, insieme ai suoi fratelli Vito e Giuseppe, a Rosario Curcio, Massimo Sabatino ed allo stesso Venturino. Che ha scritto una lettera agli inquirenti dal carcere di Milano in cui è rinchiuso
anticipando la sua volontà di collaborare: «Il coraggio di Denise, la forza che ha, mi è servita da esempio», ha sottolineato nella lettera il 34enne petilino. «Una cosa molto
delicata –ha aggiunto –e credo che a tutti farebbe piacere sapere come sono andati realmente i fatti sulla scomparsa di lei, in particolar modo a Denise: io voglio far luce
su questa storia per lei».

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